Il governo come alleato, ma senza sconti. Antonio Decaro sale sul palco de «La Piazza» di Ceglie Messapica, indossa i panni del governatore istituzionale e subito dopo affonda i colpi. «Sono forse il politico più noioso della Puglia, non cerco mai polemiche con il governo», premette. Ma l’elenco delle «ingiustizie» è un atto d’accusa contro Palazzo Chigi: «Non è giusto che la Regione debba pagare il treno Roma-Taranto». La Puglia, denuncia, non ha infrastrutture moderne ed è costretta a pagare per avere un convoglio moderno. Il bersaglio più grosso è l’autonomia differenziata, rientrata dalla finestra delle pre-intese con quattro Regioni ricche dopo i rilievi della Consulta. «Così, soprattutto sulla sanità, avremo un’Italia più ricca e un’Italia più povera».
Decaro respinge l’etichetta del meridionalista e brandisce la Costituzione: diritti e servizi non possono dipendere dal luogo in cui si nasce. Da Ceglie il presidente pugliese parla già al centrosinistra nazionale. Prima il programma, poi il leader: più potere d’acquisto, bollette più leggere, un piano industriale verde e una sanità pubblica che torni nei territori, alleggerendo liste d’attesa e pronto soccorso. Le primarie sono nel «Dna del Pd», ma «lasciano sempre qualche frattura»: meglio una scelta condivisa, purché non sostituiscano il progetto politico. Quando gli ricordano che il suo nome circola con quelli di Manfredi e Salis, Decaro chiude la porta, lasciandola socchiusa sul terreno politico: «Devo fare il presidente della Regione Puglia.
Non ho mai voltato le spalle alla mia terra, questo è il mio posto». Gli amministratori, da De Pascale a Fico, possono però scrivere l’agenda dell’alternativa. Più che una rinuncia, sembra la rivendicazione di un ruolo. Alla premier Meloni, attesa a Bari il 4 settembre per celebrare il record di durata del governo, garantisce accoglienza istituzionale: «Le daremo il benvenuto». Il tono cambia sull’ex Ilva: «Il tempo è scaduto, è una bomba sociale da ventimila lavoratori». Decaro assicura collaborazione e tiene la fabbrica fuori dalla propaganda, ma detta la linea: salvare l’area a freddo e far finanziare allo Stato il forno elettrico, indispensabile per decarbonizzare senza cancellare la siderurgia. Infine la stilettata sul dibattito «woke» aperto da Giuseppe Conte: «È fondamentale tutelare le minoranze, ma non dobbiamo dimenticare le maggioranze». È la formula con cui prova a ritagliarsi uno spazio nazionale restando, almeno per ora, saldamente in Puglia.
