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Decaro a “La Piazza”: «Il mio posto è in Puglia». Su Meloni il 4 a Bari: «Le daremo il benvenuto»

Sollecitato dalle domande dei cronisti sulle ricorrenti indiscrezioni che lo vorrebbero in corsa per la guida nazionale dello schieramento, Decaro ha sgombrato il campo in modo netto

Decaro a “La Piazza”: «Il mio posto è in Puglia». Su Meloni il 4 a Bari: «Le daremo il benvenuto»

Una linea di fermo radicamento territoriale, unita a un richiamo serrato al centrosinistra sul metodo per costruire l’alternativa e a un confronto senza sconti con l’esecutivo nazionale. A margine della kermesse La Piazza – Il Bene Comune di Ceglie Messapica, il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha fatto il punto sul proprio ruolo politico, sulle dinamiche interne alla coalizione progressista e sui nodi aperti con Palazzo Chigi.

Sollecitato dalle domande dei cronisti sulle ricorrenti indiscrezioni che lo vorrebbero in corsa per la guida nazionale dello schieramento, Decaro ha sgombrato il campo in modo netto: «Io devo fare il presidente della Regione Puglia. Ho già lasciato incarichi prestigiosi in passato per dedicarmi alla mia terra, e sono tornato per la mia comunità che me lo ha chiesto con un chiaro responso elettorale: questo è il mio posto». Il governatore ha però confermato la volontà di incidere nella costruzione dell’agenda politica nazionale assieme alla rete degli amministratori locali: «Possiamo dare una mano a scrivere il programma su sanità e rinnovabili insieme a colleghi come Michele de Pascale, Roberto Fico, Gaetano Manfredi, Roberto Gualtieri e tanti sindaci di piccoli comuni».

Proprio sulla selezione del futuro leader dell’opposizione, Decaro ha dettato la priorità del metodo, mettendo in guardia dai rischi legati a consultazioni anticipate: «Le primarie sono nel Dna del Pd e del centrosinistra, ma in questo momento serve prima di tutto una proposta chiara per il Paese: spiegare come aumentare il potere d’acquisto, abbattere i costi delle bollette per famiglie e imprese puntando su eolico e fotovoltaico, e ridefinire una sanità territoriale che tagli le liste d’attesa e non intasi i pronto soccorso. Prima si definisce il programma, poi si individua chi sa interpretarlo meglio; se riusciamo a farlo attraverso un percorso condiviso è preferibile, perché le primarie lasciano sempre qualche frattura».

Sul fronte istituzionale, in vista dell’arrivo della premier Giorgia Meloni a Bari per l’evento di Fratelli d’Italia del 4 settembre («Le daremo il benvenuto, io non so ancora se sarò in Puglia quel giorno»), il presidente pugliese ha rivendicato un approccio pragmatico e non polemico, senza però tacere sui dossier più caldi: «Cerco sempre di considerare il governo come un alleato, ma ci rimango male di fronte alle ingiustizie. È un’ingiustizia che la Puglia debba pagare di tasca propria per avere un treno moderno tra Roma e Taranto, cosa che non accade in regioni già dotate di infrastrutture all’avanguardia».

Duro, infine, l’affondo sull’autonomia differenziata: «Dopo la bocciatura della Consulta, trovo ingiusto tentare di reintrodurla attraverso pre-intese con le quattro regioni più ricche d’Italia. Una strada che, soprattutto su capitoli vitali come la sanità, rischia di spaccare definitivamente il Paese creando un’Italia di serie A e una di serie B».