La banca che chiude non porta via soltanto uno sportello. Nei piccoli Comuni pugliesi significa perdere un servizio essenziale, allungare le distanze per cittadini e imprese e, nei territori già alle prese con lo spopolamento, aggiungere un altro tassello alla progressiva perdita di presìdi. La desertificazione bancaria è, infatti, ormai una realtà anche in Puglia. Tra il 2020 e il 2025 i Comuni serviti da almeno una banca sono scesi da 208 a 189, mentre gli sportelli sono passati da 1.055 a 896, con una riduzione del 15,1%. È il quadro del Rapporto 2025 Uilca. L’analisi First Cisl aggiornata al 31 dicembre 2025 conferma la tendenza. Il 26,8% dei Comuni pugliesi non ha più alcuno sportello e circa 179mila residenti vivono in territori completamente privi di filiali. Il problema non riguarda soltanto i paesi di montagna o le aree più interne. Anche Carapelle, nel Foggiano, non dispone di sportelli bancari. Quindi, per compiere un’operazione allo sportello, parlare con un consulente o accedere a determinati servizi occorre spostarsi verso un altro Comune.
La percezione
A raccontare quanto la filiale continui a essere considerata un presidio necessario sono gli stessi cittadini. Nel sondaggio Lab21.01 realizzato per Uilca, il 91,6% dei pugliesi considera molto o abbastanza utile parlare con un operatore bancario per ottenere i servizi di cui ha bisogno. La percentuale sale all’89,4% quando si chiede quale sia il ruolo della filiale come luogo di supporto e assistenza per risparmi, investimenti e prestiti. Il bancomat, insomma, non basta. L’88,9% degli intervistati in Puglia ritiene che installare uno sportello automatico al posto della filiale non sarebbe la stessa cosa. E quando la filiale scompare, il 53,8% dichiara di dover impiegare più tempo per raggiungere la banca, mentre il 12% deve fare affidamento sulla disponibilità di familiari o amici per essere accompagnato. La riduzione della rete fisica diventa così anche una questione di accessibilità e inclusione finanziaria, soprattutto per gli anziani e per chi ha minore dimestichezza con l’home banking. Ma il rischio riguarda anche l’economia dei territori. La presenza di una filiale non serve soltanto a prelevare contanti. Il 26,9% degli intervistati utilizza la banca per investimenti e finanziamenti e, in Puglia, il 56,2% indica il prelievo di contante tra le operazioni svolte in filiale, la quota più alta tra le regioni italiane. Ancora più significativo è il dato sulla propensione a investire: per l’82,1% dei pugliesi la vicinanza di una filiale incide molto o abbastanza sulle decisioni di investimento.
La prospettiva
La desertificazione bancaria, quindi, rischia di diventare anche una desertificazione economica. Per le piccole attività significa avere più difficoltà nel rapporto diretto con gli istituti di credito, nell’accesso ai finanziamenti e nella programmazione degli investimenti. La Puglia, tuttavia, conserva anche alcune realtà virtuose. La provincia di Barletta-Andria-Trani è risultata al primo posto in Italia per minore desertificazione bancaria nell’analisi First Cisl e, sul piano della capillarità, insieme a Brindisi è tra le province italiane nelle quali tutti i Comuni conservano almeno uno sportello bancario. È un elemento di controtendenza importante, soprattutto se confrontato con la situazione delle aree interne. La fotografia, dunque, è a due velocità. Da una parte i territori nei quali la banca resta un presidio presente e raggiungibile, dall’altra i piccoli Comuni nei quali anche l’ultimo sportello è scomparso. E la questione non è soltanto come prelevare denaro o pagare una bolletta, ma capire se la perdita di servizi essenziali possa finire per rendere quei territori ancora meno attrattivi per chi ci vive, per chi vuole investire e per chi vuole fare impresa.
