Il clamore suscitato dal concerto saltato di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, a Barletta, non accenna a diminuire. L’artista intanto non ha fatto mancare parole di affetto per i suoi fans e per i pugliesi in generale, facendo comunque tappa a Barletta il 15 per un caffè e ieri ad Andria. Oggi il suo tour in bici prevede un passaggio a Castel del Monte per poi dirigersi verso la Basilicata.
Ma al di là dell’evento saltato per il ritrovamento di un pezzo di amianto nell’area dell’ex Cartiera e dell’apertura di un’inchiesta della Procura di Trani per disastro ambientale, cittadini e tecnici si interrogano sulla mancanza di un contenitore in grado di ospitare migliaia di persone. Fra questi è intervenuto l’architetto Vincenzo Laforgia di Barletta, il quale partendo dal concerto saltato, allarga la discussione alla mancanza di spazi dove poter ospitare eventi a Barletta.
«Nel 2022 la città ha dimostrato di essere capace di accogliere un appuntamento di grande richiamo. La risposta del pubblico, la partecipazione e l’attenzione mediatica hanno mostrato con chiarezza che Barletta possiede un potenziale reale nel circuito dei grandi eventi». Un potenziale che però evidentemente rimane tale se non si pensa a una progettazione seria e lungimirante. «La domanda più interessante è un’altra: perché una città che ha già dimostrato di saper attrarre migliaia di persone continua a cercare, di volta in volta, un luogo adatto, invece di pianificare uno spazio pensato per questa funzione? È questa- secondo il professionista barlettano – la riflessione che oggi dovrebbe entrare con forza nel dibattito cittadino». E Laforgia entra anche nei particolari di come potrebbe essere questa area. «Da architetto vien naturale dire che le città si progettano anticipando le esigenze future. Dopo il successo del 2022 sarebbe stato utile avviare uno studio serio sulla possibilità di dotare Barletta di un’area permanente o semi-permanente destinata ai grandi eventi: non necessariamente una grande arena costruita in modo rigido, ma uno spazio urbano flessibile, infrastrutturato, ambientalmente verificato e facilmente raggiungibile.
Un luogo capace di accogliere concerti, festival, manifestazioni sportive, fiere, eventi culturali ed enogastronomici, ma che per il resto dell’anno possa continuare a essere parte della città. Immagino, ad esempio, un grande parco attrezzato o una piattaforma urbana multifunzionale, con percorsi pedonali, verde, servizi, aree per lo sport e il tempo libero, progettata però fin dall’origine anche per poter sostenere afflussi importanti. Questo significherebbe affrontare in anticipo tutte quelle questioni che oggi vengono spesso risolte in prossimità dell’evento: accessibilità, parcheggi, trasporto pubblico, vie di evacuazione, sicurezza, compatibilità acustica, tutela del paesaggio, condizioni ambientali, servizi igienici, approvvigionamenti e gestione dei flussi». Barletta, inoltre, possiede una posizione geografica che meriterebbe una lettura più ambiziosa. La città è inserita lungo la direttrice adriatica, dispone di collegamenti ferroviari e stradali importanti ed è al centro di un bacino territoriale che va ben oltre i confini comunali. Un’area per grandi eventi, se studiata con intelligenza, potrebbe quindi avere una funzione non soltanto cittadina ma territoriale.
E le ricadute non riguarderebbero esclusivamente lo spettacolo. Un grande evento significa ricettività, ristorazione, commercio, mobilità, turismo, occupazione temporanea e visibilità». Serve insomma una scelta di visione urbana.
