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Caro carburanti, in Puglia manifestano anche i pescatori: continuano i presìdi di tir e agricoltori

Alla periferia di Corato, lungo la provinciale 231, tir, trattori e mezzi agricoli restano fermi. A Manfredonia un centinaio di pescatori in piazza

Caro carburanti, in Puglia manifestano anche i pescatori: continuano i presìdi di tir e agricoltori
La protesta dei pescatori a Manfredonia (a sinistra) e i tir lungo la strada provinciale 231 a Corato

Si allarga anche ai pescatori, in Puglia, la protesta contro il caro carburanti mentre continuano a manifestare autotrasportatori e agricoltori.

Alla periferia di Corato, lungo la provinciale 231, tir, trattori e mezzi agricoli restano fermi in presidio. Sul parabrezza di un camion svetta un cartello che riassume il senso della mobilitazione: “Dietro ogni piatto sulla nostra tavola c’è il sudore, la dedizione e il sacrificio dei nostri agricoltori“. Le richieste sono dirette al Governo per ottenere interventi immediati a sostegno del comparto.

«Siamo in presidio in segno di resistenza e determinazione, attendiamo risposte positive», spiega il portavoce Antonio Mastrodonato, confermando che una delegazione di agricoltori pugliesi è a Roma per incontrare il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e il sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra. La protesta, garantiscono i manifestanti, proseguirà coinvolgendo la cittadinanza anche durante la prossima festa agricola a Corato: «Fino a quando non avremo risposte non ci fermeremo».

Poco più a Nord, a Manfredonia, oltre un centinaio di pescatori della marineria locale, tra le più importanti della regione, si sono radunati in piazza Marconi nei pressi della Capitaneria di porto per denunciare gli effetti devastanti del caro gasolio.

«Il nostro è un indotto notevole: 300 persone e 140 imbarcazioni per un’economia cittadina che per oltre il 50% si basa sul mare», sottolinea Domenico Carpano, vicepresidente dell’associazione armatori e rappresentante della marineria manfredoniana.

Per un’imbarcazione medio-piccola, il costo del pieno per sei giorni di navigazione è raddoppiato, passando da 4mila a circa 8mila euro, mentre per i pescherecci più grandi si arrivano a toccare i 13mila euro, cifre insostenibili che mettono a rischio la sopravvivenza stessa dell’intero settore.