Il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, attuato dai lavoratori dell’ex Ilva in protesta per il proprio futuro occupazionale e produttivo, ha fatto scattare l’emergenza carburante in Puglia.
La chiusura dello snodo strategico ha già lasciato a secco oltre 50 dei 300 impianti Enilive regionali, provocando un effetto a catena che da Taranto si è esteso al Barese, al Salento e alla provincia di Foggia, fino a minacciare Basilicata e Calabria.
I disagi più pesanti si concentrano nel capoluogo ionico e nei distributori marchiati Enilive, ma la situazione varia a seconda delle scorte dei singoli impianti: se in diverse stazioni Q8 si riesce ancora a fare rifornimento, la corsa contro il tempo ha scatenato la psicosi da serbatoio vuoto.
Le ripercussioni toccano da vicino anche i servizi essenziali. Il trasporto pubblico locale a Taranto ha rischiato il taglio delle corse di Kyma Mobilità, evitato solo dopo che i manifestanti, che mantengono i presidi sulle statali 7 e 106, hanno concesso il passaggio alle autocisterne dedicate agli autobus.
Misure precauzionali sono state adottate anche negli aeroporti di Bari e Brindisi, dove le compagnie aeree sono state invitate a fare rifornimento in altri scali fino alla mattina di venerdì 16 ottobre. A complicare il quadro logistico si è aggiunta la mobilitazione degli autotrasportatori nel Foggiano, creando ulteriori rallentamenti alla circolazione delle merci.
