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Acquaviva, 57enne colpita da una “tempesta” di adrenalina: operata d’urgenza e salvata al “Miulli”

I medici hanno collegato la paziente al sistema Ecmella (combinazione di Ecmo e bomba cardiaco Impella) per vicariare cuore e polmoni

Acquaviva, 57enne colpita da una “tempesta” di adrenalina: operata d’urgenza e salvata al “Miulli”
Rappresentazione illustrativa del cuore e delle ghiandole surrenali, realizzata con intelligenza artificiale a fini divulgativi (foto dall’Ente ecclesiastico ospedale “Miulli”)

I medici dell’ospedale “Miulli” di Acquaviva delle Fonti e del Policlinico di Bari hanno salvato una donna di 57 anni colpita da uno shock cardiogeno fulminante, provocato da una “tempesta” di adrenalina scatenata da un feocromocitoma, un raro tumore del surrene.

L’intervento d’urgenza di asportazione robotica della massa, eseguito mentre le funzioni vitali erano interamente sostenute dalle macchine, rappresenta uno dei primi casi descritti al mondo.

La paziente si era presentata al Miulli per controlli di routine. Una Tac ha rivelato per caso la massa surrenalica di 5 centimetri. Poco prima dell’esame con mezzo di contrasto, le è stato somministrato cortisone ad alte dosi come premedicazione. Il farmaco ha però innescato una reazione imprevista: il tumore ha immesso nel sangue una quantità enorme di adrenalina. In poche ore la pressione è schizzata a 220/110 mmHg, la capacità di pompa del cuore è crollata al 25% e si sono sviluppati edema polmonare, aritmie ed insufficienza multiorgano.

L’équipe multidisciplinare ha dunque collegato la paziente al sistema Ecmella (combinazione di Ecmo e bomba cardiaco Impella) per vicariare cuore e polmoni. Anziché attendere la stabilizzazione del quadro clinico, come prevedono i protocolli classici, gli specialisti – guidati dal professor Sebastio Perrini, responsabile dell’Endocrinologia del Miulli e docente dell’Università Lum – sono intervenuti d’urgenza per via robotica rimuovendo il surrene.

Eliminata la fonte della tempesta ormonale, la paziente ha progressivamente recuperato la piena funzione cardiaca ed è potuta tornare al lavoro. Lo studio sul caso, pubblicato sulla rivista Frontiers in Endocrinology, ha evidenziato anche il rischio potenziale legato all’uso del cortisone nei pazienti con feocromocitoma non ancora diagnosticato.

«Spero che la mia storia possa aiutare altri a prevenire simili sofferenze», ha dichiarato la paziente dopo il recupero.