Si intensifica la spirale di violenza a Tirana, teatro di durissimi scontri tra le forze dell’ordine e gruppi di manifestanti incappucciati. I disordini hanno causato il ferimento di almeno 51 agenti e portato all’arresto di oltre 60 persone. I protestanti hanno devastato il centro cittadino, assaltando tre ministeri, la sede del Parlamento e la Corte costituzionale, dando alle fiamme negozi, veicoli e filiali bancarie prima di essere respinti nel tentativo di irruzione al Palazzo del Governo.
Nata originariamente come mobilitazione studentesca nell’ambito della cosiddetta «rivoluzione dei fenicotteri» – la protesta contro un progetto turistico di lusso nel sud dell’Albania legato a Jared Kushner -, la contestazione si è trasformata in una sommossa politica. Il premier socialista Edi Rama ha respinto la matrice studentesca dei disordini, accusando l’opposizione di centrodestra guidata da Sali Berisha: «Non sono gli studenti. Queste sono le mani di un’opposizione che a ferro e fuoco vuole fare tornare indietro il Paese: chi è stato coinvolto in questo disastro ne risponderà». Di fronte all’ondata di devastazioni, le autorità hanno annullato la seduta parlamentare prevista nella capitale.
