«È un domicilio fuori dal Lazio e dalla Campania» e quindi «lontano da tutta la rete di conoscenze dell’indagato e anche da possibili vie di fuga». È questo il motivo per il quale gli avvocati Sergio e Arturo Cola, legali di Valter Lavitola, hanno chiesto che il loro assistito sia trasferito dal carcere agli arresti domiciliari a Noepli, piccolo comune nel Parco del Pollino, in provincia di Potenza.
Nell’atto di 72 pagine si afferma che «i reati per cui l’indagato ha riportato condanne definitive non lasciano presagire in alcun modo» che «possa commettere in futuro reati con armi mentre si deve ritenere che ben distinta è la posizione di Lavitola rispetto a quella dei coindagati».
Per i difensori l’imprenditore «non si è dimostrato in grado di assoldare persone capaci di munirsi di armi o esplosivi» essendo ricorso a Gomez Tavares «con il quale, vista la chiamata in correità ai suoi danni, ha certamente reciso i legami».
