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Dalla Puglia in Libano: a Tiro si coltiva il pomodoro salentino come segno di riscatto contro la guerra

Il pomodoro d’inverno salentino, conosciuto per la tradizionale conservazione a «pendola», ha trovato un terreno fertile e un significato nuovo a Tiro, nel sud del Libano

Dalla Puglia in Libano: a Tiro si coltiva il pomodoro salentino come segno di riscatto contro la guerra
(foto Ansa)

È germogliato e giunto a maturazione tra il calore del sole mediterraneo e gli echi drammatici dei bombardamenti. Il pomodoro d’inverno salentino, conosciuto per la tradizionale conservazione a «pendola», ha trovato un terreno fertile e un significato nuovo a Tiro, nel sud del Libano, trasformandosi in una fondamentale risorsa alimentare e in un concreto segnale di speranza per una comunità stremata dal conflitto in corso.

La scommessa agronomica e umanitaria porta la firma del progetto “Forpro” (Formazione e produzione per la sicurezza alimentare in Libano), promosso dall’organizzazione non governativa leccese Ctm Ets (Cooperazione nei Territori del Mondo) e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con i fondi della quota Irpef dell’Otto per mille. I semi autoctoni del Salento, trasferiti e piantati in piena emergenza bellica, sono stati affidati alle braccia dei contadini locali, offrendo cibo e autosufficienza in un territorio martoriato.

«Vedere una varietà che appartiene profondamente alla nostra identità pugliese donare riscatto e autonomia a una popolazione così duramente provata è la dimostrazione tangibile che la cooperazione internazionale non può e non deve arretrare dinanzi alle armi», spiega Alberto Piccinni, presidente di Ctm. La scelta della cultivar salentina si è rivelata strategica anche dal punto di vista logistico: il pomodoro da serbo possiede la rara proprietà di conservarsi perfettamente per molti mesi all’aria aperta senza alcuna refrigerazione, un fattore determinante per un Paese alle prese con una rete elettrica nazionale al collasso cronico.

La coltivazione ha ricalcato minuziosamente l’antica sapienza contadina delle campagne pugliesi: i frutti, raccolti a grappolo, vengono intrecciati con lo spago fino a comporre le caratteristiche pendole da appendere in ambienti ventilati e ombreggiati, mantenendo intatte proprietà nutrizionali e sapore per tutta la stagione invernale. Nelle ultime settimane, i primi carichi del raccolto sono stati distribuiti direttamente alle famiglie più vulnerabili e agli sfollati interni ospitati nel distretto di Tiro. «Questo pomodoro dimostra come si possano fornire soluzioni strutturali, semplici ed efficaci anche nel mezzo delle crisi umanitarie più acute», rimarca Piccinni.

La cooperazione, tuttavia, guarda già oltre la prima emergenza. L’ong salentina, insieme ai partner territoriali – l’Unione delle Municipalità di Tiro, l’Agricultural Movement in Lebanon e il Tyros Lag – sta pianificando moduli formativi e laboratori pratici destinati in particolare alle donne e ai giovani agricoltori dell’area. L’obiettivo è trasferire il know-how sulle tecniche di intreccio, sulla conservazione naturale e sulla trasformazione dei prodotti, affinché un presidio della tradizione agricola del Salento diventi una risorsa strutturale e permanente per la sovranità e la sicurezza alimentare del popolo libanese.