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Buco nella sanità pugliese, l’Irpef è destinata ad aumentare: per i redditi alti fino a 1200 euro in più

Si apre oggi a Roma il confronto decisivo tra Regione Puglia e ministeri dell’Economia e della Salute sul disavanzo sanitario. Sul tavolo un buco da 350 milioni di euro e un piano di rientro che entra nel vivo proprio alla vigilia del negoziato con il governo centrale. La linea della giunta è tracciata: una manovra…
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Si apre oggi a Roma il confronto decisivo tra Regione Puglia e ministeri dell’Economia e della Salute sul disavanzo sanitario. Sul tavolo un buco da 350 milioni di euro e un piano di rientro che entra nel vivo proprio alla vigilia del negoziato con il governo centrale.

La linea della giunta è tracciata: una manovra mista fatta di tagli e aumento delle entrate. Una prima quota, pari a circa 120 milioni di euro, è già stata recuperata attraverso la spending review sul bilancio autonomo, con 30 milioni sottratti ai costi della politica. Ma il grosso resta ancora da coprire.

Mancano all’appello circa 230 milioni e la risposta individuata è la leva fiscale. L’addizionale regionale Irpef è destinata ad aumentare, ma con una struttura progressiva.

Secondo quanto anticipato dall’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia, i redditi più bassi saranno esclusi dall’intervento: nessun aggravio per chi guadagna fino a 28mila euro. Il peso della manovra si concentrerà invece sulle fasce medio-alte.

Per i contribuenti tra 28mila e 50mila euro – circa 432mila persone – l’aumento stimato è di circa 9 euro al mese, poco più di 100 euro l’anno. Più pesante il prelievo per i redditi oltre i 50mila euro: fino a 100 euro al mese, pari a circa 1.200 euro l’anno, per una platea di circa 92mila contribuenti.

Una scelta politica precisa: proteggere le fasce deboli e spostare il carico su chi ha maggiore capacità contributiva. Resta però un margine di incertezza legato proprio al confronto romano. La Regione punta a spalmare l’intervento su più anni, alleggerendo l’impatto immediato sui contribuenti e guadagnando tempo per riequilibrare i conti.

Molto dipenderà dall’esito della trattativa con il Governo sul riparto delle risorse future e sugli spazi concessi alle Regioni in piano di rientro. Il nodo, in ogni caso, è politico prima ancora che tecnico: evitare il commissariamento e chiudere i conti senza compromettere servizi e consenso.

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