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Bari, 83enne morì al Di Venere: nuove indagini. Al vaglio un possibile errore chirurgico e documenti mancanti

Non si spegne il faro della magistratura sulla morte di Silvano Gatto, l’83enne deceduto il 31 luglio 2024 dopo un lungo ricovero all’ospedale Di Venere di Bari. Quella che sembrava una vicenda destinata a chiudersi senza ulteriori sviluppi torna invece al centro dell’attenzione giudiziaria: il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Ilaria…
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Non si spegne il faro della magistratura sulla morte di Silvano Gatto, l’83enne deceduto il 31 luglio 2024 dopo un lungo ricovero all’ospedale Di Venere di Bari.

Quella che sembrava una vicenda destinata a chiudersi senza ulteriori sviluppi torna invece al centro dell’attenzione giudiziaria: il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Ilaria Casu, ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, imprimendo una nuova direzione all’inchiesta per omicidio colposo.

Una decisione che accoglie l’opposizione dei familiari dell’anziano e che riapre interrogativi cruciali sulle cause del decesso. Il gip ha infatti disposto un supplemento di indagini, ritenuto necessario per fare piena luce su quanto accaduto durante il percorso clinico del paziente.

Al centro degli accertamenti vi è un aspetto particolarmente delicato: il versamento di bile che avrebbe determinato un rapido peggioramento delle condizioni di Gatto. Secondo quanto emerge dagli atti, sarà fondamentale chiarire se tale complicanza sia stata una conseguenza inevitabile del quadro clinico oppure se possa essere ricondotta a un’errata condotta chirurgica durante un intervento eseguito nel reparto di Chirurgia Generale.

Un nodo tecnico che richiederà approfondimenti specialistici e una valutazione accurata delle procedure adottate dai sanitari. Per questo motivo, la Procura avrà ora 90 giorni di tempo per sviluppare nuove attività investigative. Tra le priorità indicate dal giudice vi è l’acquisizione di ulteriore documentazione medica, ritenuta essenziale per una ricostruzione completa dei fatti.

In particolare, dovranno essere reperiti referti e immagini relativi all’esame colangiografico intraoperatorio, attualmente non presenti nella cartella clinica del paziente. Un’assenza che, secondo quanto evidenziato, potrebbe rappresentare un elemento rilevante nell’analisi complessiva del caso. Il materiale raccolto servirà a integrare la consulenza tecnica già effettuata, consentendo di approfondire il nesso causale tra l’intervento chirurgico e il successivo aggravamento delle condizioni dell’anziano.

Solo al termine di questo percorso sarà possibile stabilire se vi siano state eventuali responsabilità da parte del personale sanitario coinvolto. La vicenda continua a suscitare attenzione e attesa, soprattutto tra i familiari di Silvano Gatto, determinati a ottenere chiarezza su quanto accaduto. La decisione del gip rappresenta per loro un passaggio significativo, che riapre la possibilità di arrivare a una verità giudiziaria fondata su elementi più completi e approfonditi.

Nel frattempo, l’indagine entra in una nuova fase, più complessa e articolata, destinata a scandagliare ogni dettaglio del percorso clinico dell’83enne. Un lavoro che si preannuncia minuzioso, con l’obiettivo di dissipare ogni dubbio e accertare se la morte dell’uomo sia stata il tragico epilogo di una condizione medica già compromessa o il risultato di eventuali errori evitabili.

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