SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

Idrogeno e fonti rinnovabili, De Risi: «La Puglia potrebbe essere un hub nazionale di riferimento» – L’INTERVISTA

Arturo De Risi, ingegnere, è professore ordinario di Macchine a Fluido della Facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento e presidente del Cda del Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia. L'idrogeno verde viene considerato un vettore energetico fondamentale per la transizione ecologica. Ci spiega perché? E perché viene chiamato verde? «Prima di tutto va chiarito che è appunto…
l'edicola

Arturo De Risi, ingegnere, è professore ordinario di Macchine a Fluido della Facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento e presidente del Cda del Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia.

L’idrogeno verde viene considerato un vettore energetico fondamentale per la transizione ecologica. Ci spiega perché? E perché viene chiamato verde?

«Prima di tutto va chiarito che è appunto un vettore. Non abbiamo idrogeno tale e quale in natura, ma lo dobbiamo ottenere scindendo altre molecole quali per esempio l’acqua, utilizzando energia. Nel caso dell’acqua la separazione di idrogeno e ossigeno avviene attraverso l’elettrolisi mediante energia elettrica. Questa energia può venire da fonte fossile, e lo chiamiamo “idrogeno grigio” o da energia rinnovabile, quindi “idrogeno verde”».

La Puglia si può proporre come hub nazionale e perché?

«Certamente. Primo perché produce molta energia rinnovabile, essendo ricca di vento e sole, poi perché per prima ha legiferato e mostrato una maggiore sensibilità verso il tema. Questo le ha permesso di intercettare fondi europei, circa un miliardo e mezzo in totale, destinati a vari progetti sul territorio, per la decarbonizzazione e per la riconversione di varie aree industriali dismesse».

Tra i progetti pugliesi già finanziati la prima linea ferroviaria a idrogeno. Come funzionerà?

«In maniera molto semplice: bisognerà sostituire le motrici e creare alcune stazioni di rifornimento. Poichè erano tratte alimentate a gasolio, è stato più economico trasformarle in linee ad idrogeno che ad energia elettrica classica».

Al di là della produzione, ci sono criticità legate a stoccaggio, trasporto e utilizzo finale come per eolico e fotovoltaico?

«Già sulla rete elettrica in Puglia ci sono criticità, per l’idrogeno non esiste ancora una rete. Il primo tentativo di crearla sarà il progetto di un idrogenodotto tra Brindisi e Taranto. Oltre al problema della infrastruttura, va però detto che produrre idrogeno è costoso, quindi bisogna costruire un mercato dell’idrogeno».

Quali possono essere le applicazioni principali oggi?

«Non si può pensare solo alla sostenibilità ambientale, pur importante, la prima cosa da fare è trovare settori ad alto valore aggiunto per attrarre investimenti. Uno su cui sarebbe utile investire è quello della chimica verde: utilizzare l’idrogeno per produrre composti come il plexilass oppure alcune tipologie di filati. Si potrebbe poi utilizzare l’ossigeno in eccesso prodotto nel processo per impianti di ossicombustione che trattano rifiuti. Questo permetterebbe di creare un’economia circolare e convertire intere aree di crisi come l’ex Petrolchimico di Brindisi o l’Ansaldo di Gioia del Colle. Si può fare già oggi».

Si potrebbe pensare anche alla decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto?

«Tecnicamente sì, anche se andrebbe prima risolta prima tutta la questione complessa della gestione».

CORRELATI

News","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[498808,496837,495760],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!