L’associazione che raduna le aziende dell’indotto siderurgico Aigi attacca il sindaco PIero Bitetti. «Rischia di passare alla storia come il sindaco sotto il quale si spense l’Ilva». Lo definisce un funambolo che oscilla tra ambientalismo e prudenza sui posti di lavoro in bilico e lo invita a elaborare un piano post-Ilva, anziché attendere gli eventi. Il primo cittadino replica duramente: «Il futuro produttivo di Taranto sta cambiando, gli imprenditori sono pronti a fare gli imprenditori? Sono pronti a immaginare un futuro con processi produttivi più moderni e innovativi, che sappiano dare a loro e ai loro dipendenti maggiori certezze, o vogliono caparbiamente rimanere ancorati a un presente produttivo che, almeno secondo un decreto, non è più certo e sostenibile?». Per Bitetti è singolare attribuire al Comune la prerogativa di definire la politica industriale del Paese. «Perché quando parliamo di siderurgia, parliamo del destino produttivo di una nazione».
La precisazione
Bitetti puntualizza: «Non decido io se l’ex Ilva chiude, continua a produrre a carbone o avrà un futuro decarbonizzato. Posso solo prendere atto di un decreto della Corte d’appello di Milano, che traccia un percorso specifico». La preoccupazione del sindaco è che nessuna ipotesi abbia un impatto insostenibile per la città. Ed è in tal senso che si sta muovendo, immaginando un futuro diverso. Per farlo, è necessario che «gli imprenditori facciano gli imprenditori», ossia che a un diverso modello di sviluppo corrisponda una sensibilità maggiore da parte di chi effettivamente lo costruirà. Non ha senso alimentare divisioni, quindi, lo ha costruire insieme alternative percorribili, puntare a progetti nuovi, avere il coraggio di cambiare. «Non è una scelta di parte, è un esercizio di realismo che avremmo dovuto praticare da tempo e che oggi non possiamo più rimandare», commenta Bitetti. «Siamo al finaco di Aigi – aggiunge il sindaco – come siamo al fianco dei lavoratori e dei cittadini, perché Taranto si scrolli di dosso il peso di anni di incertezze.
