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L’allarme di Unimpresa: Puglia ferma mentre tutto il Sud guadagna terreno sul Nord

La Puglia si ferma al +0,9%, appena un terzo del +2,6% registrato dal Paese. Un dato significativo che non arriva dal confronto con il Nord

L’allarme di Unimpresa: Puglia ferma mentre tutto il Sud guadagna terreno sul Nord

Il Sud mette il turbo, la Puglia resta in coda. È il paradosso che emerge dal termometro dell’economia elaborato dal Centro studi di Unimpresa sulla fatturazione elettronica del 2025. Proprio mentre il Mezzogiorno cresce a ritmi doppi rispetto alla media nazionale e conquista quasi per intero la testa della classifica italiana, la Puglia si ferma a un modesto +0,9%, appena un terzo del +2,6% registrato dal Paese. Un dato ancora più significativo perché non arriva dal tradizionale confronto con le locomotive del Nord, ma da quello, assai più scomodo, con le altre regioni meridionali. Gli imponibili pugliesi passano infatti da 91,7 a 92,5 miliardi di euro, con un incremento di circa 800 milioni. Poco, se confrontato con quanto accade intorno. La Sicilia, che nel 2024 partiva addirittura dietro la Puglia con 89,5 miliardi, balza a 94,3 miliardi (+5,3%) e compie il sorpasso.

La Campania aggiunge 6,5 miliardi e raggiunge quota 158,5 (+4,3%). Volano anche Molise (+5,9%), Calabria e Sardegna (+5,4%), Basilicata (+5,1%). Persino l’Abruzzo, con il +3,3%, supera la media italiana. La Puglia diventa così l’unica regione del Mezzogiorno a crescere meno della media nazionale. È probabilmente questo il numero politicamente più indigesto del rapporto. Perché il 2025 certifica un Sud che non si limita più a inseguire: costruzioni, turismo, servizi e investimenti pubblici spingono il tessuto produttivo e riducono, almeno nei ritmi di crescita, la distanza con il resto d’Italia. La Puglia partecipa alla ripresa, ma a velocità decisamente inferiore. E il dato apre inevitabilmente un interrogativo sulla capacità di trasformare la grande massa di risorse pubbliche, fondi europei e investimenti in crescita effettiva del sistema delle imprese. Il quadro nazionale racconta comunque un’economia in movimento.

Nel 2025 gli imponibili rilevati attraverso la fatturazione elettronica di imprese, professionisti e partite Iva raggiungono 3.390,9 miliardi, contro i 3.305,4 dell’anno precedente: 85,5 miliardi in più. Ma la ripresa ha un protagonista quasi esclusivo. Imprese e altri soggetti diversi dalle persone fisiche generano 83,7 miliardi dell’incremento, circa il 98% del totale. Professionisti e partite Iva individuali crescono invece di appena 1,7 miliardi, lo 0,8%. Il sistema produttivo organizzato pesa ormai per il 93,2% del fatturato rilevato. E se il Sud corre in percentuale, il Nord continua a comandare quando si contano gli euro. La Lombardia infrange da sola il muro dei mille miliardi, passando da 993,8 a 1.028,5 miliardi: 34,7 miliardi aggiuntivi in dodici mesi, oltre il 40% dell’intera crescita nazionale. In termini di fatturato elettronico vale più di undici volte la Puglia. Veneto ed Emilia-Romagna aggiungono insieme altri 17 miliardi, mentre il Lazio ne guadagna quasi 14. Solo Toscana (-3,2%) e Valle d’Aosta (-1,3%) chiudono in rosso.

Curiosa anche la classifica dei settori. A trascinare l’aumento non è la manifattura, che avanza soltanto dell’1%, ma energia elettrica e gas: +9,9% e 22,6 miliardi in più. Le costruzioni guadagnano oltre 13 miliardi (+4,6%), il commercio 10,7 miliardi e l’agricoltura cresce del 6,5%, superando quota 90 miliardi. Il grande sconfitto è invece l’immobiliare: precipita del 12,9%, bruciando oltre 7,4 miliardi in un anno. La fotografia di Unimpresa consegna dunque due Italie. Il Nord continua a concentrare la maggiore ricchezza, mentre il Mezzogiorno recupera velocità. Con una vistosa eccezione: proprio quella Puglia che negli ultimi anni era stata indicata come una delle locomotive economiche del Sud, capace di distinguersi per dinamismo di imprese, investimenti ed export. Il +0,9% non significa arretramento, ma segnala una brusca perdita di velocità rispetto ai vicini. E per una regione abituata negli ultimi anni a guidare la rincorsa meridionale, ritrovarsi improvvisamente fanalino di coda della crescita del Sud è forse il dato più politico, oltre che economico, dell’intero rapporto.