Ci sono attese che si possono sopportare e altre che diventano un peso ogni giorno più difficile da sostenere. Per Mino Mazzeo, 75 anni, salentino, l’attesa per una TAC toracica destinata a controllare le condizioni dell’aorta appartiene alla seconda categoria. Non è soltanto una data cerchiata su un calendario. È la possibilità di sapere se quella dilatazione che deve essere monitorata sta cambiando, se la situazione è stabile oppure se occorre intervenire urgentemente.
Mino Mazzeo ha una storia clinica che rende ancora più angosciante il rinvio: è un paziente pluri-infartuato con quattro stent coronarici. Il controllo dell’aorta, racconta, non è un esame richiesto per semplice prudenza o per togliersi un dubbio. È un accertamento considerato necessario per seguire nel tempo una condizione che, secondo quanto riferisce, sta progressivamente peggiorando. Qui comincia la sua battaglia.
Quando si è rivolto al Cup per prenotare la TAC, la risposta ricevuta sarebbe stata tanto semplice quanto sconfortante: «Non è possibile prenotarla, bisogna tornare a settembre». Una frase di poche parole che, per chi aspetta di verificare le condizioni di un’arteria, assume un significato enorme. Da quel momento Mazzeo ha deciso di rivolgersi direttamente alle istituzioni. Quella indirizzata ad Antonio Decaro è la quarta lettera. «Non una richiesta di favore», tiene a precisare, «e neppure la ricerca di una scorciatoia».
Al contrario, nelle sue parole c’è quasi il bisogno di giustificarsi per l’insistenza, come se un cittadino dovesse chiedere scusa, anche quando domanda attenzione per un problema che riguarda la propria salute. «Sarò asfissiante», scrive al presidente della Regione Puglia, «ma perché mi costringi ad intraprendere un’azione legale per tutelare la mia salute?». Decaro è oggi alla guida della Regione Puglia, dopo la proclamazione del 7 gennaio 2026. Il tono della lettera è quello di un uomo esasperato, ma anche profondamente amareggiato. Mazzeo racconta di sentirsi davanti a un bivio che considera assurdo: accettare il rischio di vedere compromesso il proprio diritto di vivere oppure affrontare una causa per ottenere ciò che ritiene gli debba essere garantito senza dover ricorrere a un tribunale. «Non voglio, né ho chiesto a nessuno di voi, una raccomandazione o una corsia preferenziale», ribadisce. È probabilmente questo il punto più doloroso della sua denuncia: non chiede di passare davanti agli altri, ma di non essere lasciato indietro.
Nella sua ricostruzione, il problema non è soltanto sanitario. Diventa una questione di dignità, di rapporto tra cittadino e istituzioni, di fiducia. L’anziano paziente chiede al governatore un intervento, un controllo, una verifica che consenta di comprendere perché un esame che considera fondamentale per la propria salute non possa essere programmato in tempi compatibili con la sua condizione. La sua paura è che il tempo della burocrazia non coincida con quello della malattia. E così una TAC diventa il simbolo di qualcosa di molto più grande: la distanza che può crearsi tra una persona fragile e il sistema chiamato a proteggerla.
Da una parte c’è un uomo di 75 anni che conosce bene la propria storia cardiaca e vive con l’apprensione di un nuovo possibile problema. Dall’altra ci sono procedure, disponibilità, agende e liste d’attesa che sembrano muoversi secondo un ritmo diverso da quello imposto dall’ansia di chi aspetta una diagnosi. Nella quarta lettera Mazzeo non nasconde la rabbia. Arriva a scrivere «siete senza vergogna», rivolgendosi a chi, a suo giudizio, avrebbe dovuto ascoltarlo e intervenire. Ma dietro quelle parole dure c’è, soprattutto, la stanchezza di chi sostiene di aver tentato la strada del dialogo prima di pensare alle vie giudiziarie. «La politica ha il dovere di risolvere i problemi, non di burocratizzarli fino a renderli insostenibili», scrive ancora e annuncia che il ricorso alla giustizia, qualora non arrivi una risposta, sarebbe per lui l’ultima risorsa, non quella desiderata. La sua richiesta finale è semplice: un segnale concreto. Perché in questa storia il vero nodo non è soltanto stabilire quando sarà possibile eseguire una TAC. È capire quanto debba aspettare un cittadino per una situazione cardiaca delicata prima che sia troppo tardi.
