Nel giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno, Mariangela Gualtieri ha rinnovato a Otranto un piccolo rito poetico ormai atteso: all’alba, davanti alla Libreria AnimaMundi, in piazzetta De Ferraris, ha dato voce a E tu risplendi, invece, una lettura sonora fatta di versi recenti, capitoli di ringraziamento e invocazioni dedicate ai bambini, ai fiori, al mare, al bosco, al cielo, all’amore fra umani e al silenzio. Un momento collettivo, intimo e insieme civile, nel quale la poesia è tornata a farsi ascolto, presenza, gratitudine verso il mondo.
Che cosa rappresenta per lei questa lettura solstiziale otrantina?
«È ormai una tradizione questa di recitare miei versi all’alba, sulla soglia della libreria AnimaMundi proprio nel giorno del solstizio. Ogni volta, con mia grande sorpresa, si vedono arrivare persone da varie parti del Salento e alla fine siamo tutti piuttosto commossi. Mi sembra che circoli una strana letizia. Sono grata a questa piccola libreria indipendente, che è anche una casa editrice, e so quanto lavoro e quanta fatica ci siano nel tenere aperto un polo di ricerca e di pensiero sui libri. Mi ha incredibilmente sorpresa scoprire che la Municipalità non la sostiene e addirittura ha negato loro l’uso di un piccolo spazio esterno per un banchetto, fra le decine e decine di tavolini della ristorazione, e anche la possibilità di una segnaletica che informi la città su questa unica libreria qui esistente e da venticinque anni resistente».
Quanto tempo fa ha conosciuto Otranto e che rapporto ha oggi con questa città?
«Sono arrivata a Otranto la prima volta da sola e in bicicletta quarantaquattro anni fa. Venivo da Grottaglie. Ricordo l’ebbrezza che provai vedendo il Salento, la meraviglia di questa piccola stupenda città sul mare. Mi colpivano le facce bellissime della gente, la ricchezza degli incontri, degli scambi con le persone del luogo, tutto sotto una luce sfolgorante che non avevo mai visto. Adesso Otranto ha perso i suoi abitanti, i suoi artigiani, le sue botteghe e sembra, come del resto ogni bella città italiana, una ininterrotta mangiatoia, come se fossimo solo corpo, bisognosi solo di mangiare, alloggiare, divertirci. Verbi importanti, certamente, ma noi siamo anche mente e spirito, e credo non si dia sviluppo né felicità se tutte e tre le entità che ci compongono non vengono ben nutrite. Nel ripetersi dei tanti ristoranti, la presenza di una libreria accurata e accogliente come AnimaMundi è un bene enorme per la città, una presenza che andrebbe promossa e sostenuta, anche per il fatto di restare aperta tutto l’anno. Sono i libri a nutrire la mente e lo spirito. Per questo così volentieri sostengo questa realtà accettando di recitare per loro».
Nel testo letto all’alba ha detto: «Parlami che io ascolto, parlami che mi metto seduta e ascolto». In un tempo dominato da una comunicazione ridotta a slogan e contrapposizioni, che valore civile attribuisce alla capacità di ascoltare davvero l’altro?
«Questi sono i primissimi versi che ho scritto e quel “parlami” era inconsapevolmente riferito alla forza ispirante, a quello che i greci condensavano nella figura della Musa. Come tutti sappiamo, credo, l’ascolto dell’altro, dell’altra è fondamentale: è alla base di ogni rapporto d’amore, alla base di ogni amicizia, di ogni intesa. Ma credo sia tempo di dilatare il concetto di “altro” e abbracciare con questa parola tutti i viventi. È tempo che impariamo ad ascoltare la terra, gli animali, i vegetali, tutto quello che ci tiene in vita».
In uno dei versi più intensi della lettura ha affermato: «Forse si muore oggi – senza morire. Si spegne il fuoco al centro. Sanguinano le bandiere» e poco dopo parla del «debole recinto della paura» che cresce dentro ciascuno. Crede che la paura sia diventata una delle grandi forze che governano il nostro tempo?
«Mi sembra che spesso la paura diventi pretesto per qualcuno per imporre leggi più rigide, per togliere libertà. Per resistere bisogna avere una mente lucida, attenta, e soprattutto avere la consapevolezza, pur nella deriva, della smisurata bellezza del mondo. Occorre essere memori, non dimenticare mai l’ascesa che l’umano ha compiuto dalle origini fino ad ora. Eravamo animali, con musi, con pelo, senza parola, e adesso siamo qui».
In un altro passaggio ha detto: «Forse sono i bambini a sostenere il mondo», mentre altrove denuncia che «è mancato il rispetto del bambino». Che cosa ci stanno insegnando i bambini che il mondo adulto sembra aver dimenticato?
«I bambini, le bambine, sono le nostre divinità domestiche. Se non sono deformati da noi, trascurati o iperstimolati, denutriti o ipernutriti, nevrotizzati, i bambini hanno sempre tanto da insegnarci. Soprattutto possono insegnarci il de-pensamento e la giocondità, uno sguardo nuovo sul mondo, una certa giusta follia, la dismisura, l’entusiasmo, la schiettezza disarmante e tanto altro».
La cito ancora: «Si infilano le mani nella terra inginocchiati si adora, senza saperlo» e ancora: «È mancato un grazie ogni volta che la terra faceva il suo canto». Nei suoi versi sembra emergere, oltre alla crisi ambientale di cui tutti parlano, una crisi più profonda del rapporto tra l’essere umano e il vivente. È da qui che dovremmo ripartire?
«Certo, si parte e si arriva sempre all’amore. Ogni soluzione tecnica o economica è solo debole cosmesi e non potrà funzionare se non ci innamoriamo di questo pianeta, di questa pallina unica per ora nel pezzo di universo che conosciamo, colorata, tiepida, così perfetta per ciò che chiamiamo “la vita”, così incredibilmente bella. È da uno sguardo innamorato che può scaturire una forza semplice e potentissima in difesa della terra e di tutto ciò che la abita, in difesa soprattutto della nostra specie perché, come ci ha dimostrato il tempo del Covid, la terra può fare a meno di noi, e anzi in quei giorni sembrava così felice della nostra assenza».
Infine, in un altro passaggio, lei giura di «salvare la delicatezza del poco e del niente, del poco poco», osservando che nella nostra società «è mancato il rispetto del poco e del niente». Perché difendere il poco in un’epoca che misura tutto in termini di prestazione, crescita e accumulo?
«È vero, viviamo nel tempo delle quantità, del quanto vale, quanto costa, quanto tempo, quanto guadagno. Eppure bastano pochi millimetri, pochi gradi per grandi sconvolgimenti astronomici. Il segreto della bellezza è anch’esso nel millimetro, l’inizio di un grande cambiamento personale è anch’esso nel poco e nel niente e soprattutto in quella capacità di attenzione che ci fa percepire quel poco. I nostri sensi lavorano spesso grossolanamente: guardiamo e non vediamo, ascoltiamo e non udiamo. William Blake scrive che se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è, infinita».
