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Maxi truffa all’Inps con falsi contratti, scatta l’inchiesta nel Salento: 55 indagati

Oltre 240 mila euro di danni all’Istituto. Al centro dell’investigazione figurano i vertici dell’associazione provinciale Sinalp

Maxi truffa all’Inps con falsi contratti, scatta l’inchiesta nel Salento: 55 indagati

Una maxi truffa da oltre 240 mila euro ai danni dell’Inps scuote Lecce. La Procura ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, firmato dalla pm Simona Rizzo, nei confronti di ben 55 persone. Al centro dell’inchiesta figurano i vertici dell’associazione provinciale SI.NA.L.P. (Sindacato Nazionale Lavoratori e Pensionati), con sede distaccata nel patronato Epac.

Tra gli indagati spiccano la legale rappresentante del sindacato, il marito (ritenuto il «falso datore di lavoro») e il figlio della coppia, formalmente registrato come «dipendente». Insieme a loro, i fari della magistratura si sono accesi su altri 52 nominativi, considerati falsi lavoratori domestici. Il sofisticato meccanismo illecito è stato scoperto dai carabinieri del Nucleo dell’Ispettorato del Lavoro di Lecce.

Il sistema

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i vertici del patronato, d’intesa con i finti dipendenti (tutti residenti tra il capoluogo salentino e la provincia), simulavano fittizi rapporti di lavoro domestico. Il sistema prevedeva la trasmissione all’Inps dei moduli Unilav di assunzione per brevi periodi. In molti casi, per completare le pratiche all’insaputa dei reali interessati, venivano utilizzati abusivamente i codici Spid dei clienti dello stesso patronato.

Nelle documentazioni fraudolente, i datori di lavoro venivano indicati nei familiari stessi degli indagati, indicando come sedi lavorative gli uffici di via Merine o le proprie abitazioni. Grazie a questo stratagemma, l’Inps ha erogato indebitamente indennità di disoccupazione (Naspi) per un totale che supera i 231mila euro, con singole quote che per alcuni indagati hanno superato i 7mila euro.

A questa cifra si aggiungono quasi 40mila euro di ulteriori indennità collegate. La truffa, andata avanti fino al 30 maggio 2025, è venuta a galla quando ignari cittadini hanno ricevuto dall’istituto previdenziale la richiesta di restituzione dei contributi previdenziali per rapporti di lavoro mai avviati.