La Procura di Sion ha respinto la richiesta dell’Italia di costituirsi parte civile nell’inchiesta sul rogo di Crans-Montana, il drammatico incendio in cui hanno perso la vita sei ragazzi italiani e altri quattordici sono rimasti feriti. La decisione dei magistrati del Cantone Vallese, comunicata al legale rappresentante del governo italiano, stabilisce che la cittadinanza delle vittime e i costi sostenuti da Roma per l’assistenza ai propri connazionali non sono sufficienti a conferire allo Stato la qualità di parte lesa.
Nelle motivazioni, la Procura svizzera ha chiarito che l’organo statale, agendo come titolare di pubblica potestà, difende interessi collettivi e non può ritenersi colpito direttamente nei propri diritti personali. Trattandosi di reati quali omicidio colposo, lesioni gravi e incendio colposo, i beni giuridici tutelati — vita, incolumità e proprietà — appartengono esclusivamente ai singoli cittadini coinvolti e non allo Stato di appartenenza. Di conseguenza, la tutela degli interessi pubblici spetta solo al Ministero Pubblico svizzero.
I rappresentanti della Farnesina hanno espresso immediato disappunto di fronte al rigetto, confermando che l’Italia ha già presentato ricorso contro l’ordinanza dei magistrati inquirenti. Il governo intende infatti far valere in ogni sede la legittimità della propria presenza nel processo a tutela delle vittime e dei propri interessi istituzionali.
