Il Papa straniero non c’è. Nel Pd più di una voce invita a non correre verso le primarie, nel timore che un corpo a corpo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte lasci sul campo più macerie che voti.
Quando dalla diagnosi si passa alla cura, però, la rosa dei possibili salvatori del campo largo appassisce in fretta. Il caos è tale che anche i prodiani si starebbero muovendo per chiedere a entrambi i leader un passo indietro. I nomi terzi affiorano, circolano e si consumano, finché sul tavolo restano sempre quelli dei due leader.
«Se dovessi scommettere, direi che alla fine i gazebo si faranno», taglia corto un dirigente dem. E dal Nazareno non arrivano segnali di ritirata: «O si fanno le primarie o va avanti chi prende più voti». Ma dalle parti del Movimento 5 stelle l’idea che la leadership possa andare in automatico al partito con un voto in più non viene neppure presa in considerazione.
Nel cerchio ristretto dell’ex premier la consegna non cambia: sulle primarie la linea è granitica. Il dibattito estivo sulla guida del campo largo si è trasformato in una girandola di formule, veti e candidati più o meno credibili. L’ultima provocazione del dem Roberto Speranza – evitare il duello Schlein-Conte puntando su una figura simbolica, «un neo 18enne o un anziano partigiano» – ha scatenato le ironie.
Ma dietro la battuta c’è il rovello di quel «correntone» che passa anche per Dario Franceschini e Andrea Orlando, che punta a disinnescare una sfida ad alto rischio per gli equilibri del partito. A rovesciare il ragionamento è però il fronte riformista, con Lia Quartapelle che avverte come «lo sforzo per cercare di evitare le primarie» rischi «di fare più danni che andare a confrontarsi». Non andare ai gazebo è «un’idea dannosissima», insiste la senatrice del Pd, rilanciando anche la formula del doppio turno.
