Home » Le idee » Sorveglianza digitale – IA nel pubblico: bisogna decidere come governarla

Sorveglianza digitale – IA nel pubblico: bisogna decidere come governarla

Sorveglianza digitale – IA nel pubblico: bisogna decidere come governarla

L’intelligenza artificiale entra negli uffici pubblici e non lo fa da una porta laterale. Il lavoro dei ministeri competenti sul nuovo contratto del Comparto Funzioni Centrali le dedica finalmente un titolo. Non più solo un convegno, non più solo una linea guida da lasciare in una cartella condivisa dal titolo «regole sul lavoro». Si riconosce un valore che nella pubblica amministrazione fino ad oggi nessuno vedeva con chiarezza: l’AI non è più soltanto uno strumento informatico, ma una importante organizzazione, è potere, è valutazione, è responsabilità. Regole chiare e precise.

Quando un’amministrazione introduce sistemi di intelligenza artificiale o algoritmi automatizzati che incidono sul rapporto di lavoro deve consultare i sindacati; spiegare finalità, ambiti di utilizzo, dati trattati, ricadute sull’organizzazione, sull’intensità del lavoro, sulla sicurezza e sulla valutazione della performance. Non basta comprare una licenza e distribuirla. Serve sapere cosa stiamo mettendo dentro l’ufficio.

Sembra ovvio e facile. Non lo è per niente. La PA digitale è piena di strumenti adottati prima e governati dopo. Piattaforme senza processi, software senza formazione, account aperti in velocità. Con l’AI questo metodo diventa pericoloso. Un sistema che suggerisce una frase è una cosa. Un sistema che orienta incarichi, tempi o valutazioni è un’altra. Il confine tra assistenza e incidenza diventa delicato.

Il contratto mette allora un paletto: niente decisioni esclusivamente automatizzate che producano effetti giuridici anche sul rapporto di lavoro senza un intervento umano «appropriato». Il dipendente ha il diritto di conoscere i criteri generali dei sistemi che incidono sulla sua prestazione. E la responsabilità resta tutta dei dirigenti. Non si delega all’algoritmo. Se la macchina suggerisce, risponde comunque una persona.

C’è la formazione. Le PA devono assicurare percorsi adeguati per un uso consapevole e responsabile dell’AI e non ridurre la formazione a un attestato: tre ore online, quiz finale e innovazione certificata. Usare l’AI non significa sapere dove cliccare. Significa riconoscere quando una risposta è falsa, quando un dato non può essere inserito, quando un suggerimento discrimina, quando l’automazione accelera un procedimento e quando invece nasconde un errore. Stiamo delineando il bisogno di una nuova famiglia di competenze: le character skills.

All’Organismo paritetico per l’innovazione spetta il monitoraggio dell’impatto dell’AI sull’organizzazione e sulle professionalità. Ma monitorare non significa ancora misurare se l’innovazione funziona. Possiamo essere conformi, informati e formati e avere comunque introdotto un sistema inutile, costoso e addirittura peggiorativo.

Il sostantivo che ci serve nella retorica pubblica sull’AI è il «bilancio». Dopo trasparenza e formazione, le domande sono: ha funzionato? Ha fatto risparmiare tempo? Ha ridotto errori? Ha restituito ore ai funzionari o ha soltanto aggiunto un’altra procedura da compilare?

C’è poi la «shadow AI», l’uso informale di strumenti non autorizzati da parte dei dipendenti. Il contratto non la nomina e non la vieta in quanto tale. Ma rende evidente il paradosso di un’amministrazione che pretende trasparenza dagli algoritmi ufficiali mentre ignora quelli usati sotto traccia. Assurdo!

Il testo su AI che riguarda le Funzioni Centrali è oggi un’ipotesi. Ma il segnale culturale si nota. La PA sposta il discorso dall’adozione alla governance: informare, formare, mantenere umano il potere decisionale. Certificare che l’AI va sempre programmata per accompagnare le persone nei lavori complicati, ripetitivi.

Ora però l’ultimo verbo è: verificare. Perché una PA può rispettare tutte le regole e continuare a innovare male. E nel tempo dell’AI il rischio non è soltanto una macchina fuori controllo. È una burocrazia controllata che non si accorge di non essere diventata più intelligente di prima. Qui tutta la sorveglianza che servirà.