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Dopo l’addio alla Lega, Vannacci alza i toni dello scontro: «I veri traditori sono loro e Salvini»

Il giorno dopo l'addio al Carroccio, Salvini lo accusa di ingratitudine. Vannacci rilancia e alza il livello dello scontro, accusando la Lega di aver tradito i propri valori: «Io sleale? È stato Matteo Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero, che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei…
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(Foto ANSA - Elisabetta Baracchi)

Il giorno dopo l’addio al Carroccio, Salvini lo accusa di ingratitudine. Vannacci rilancia e alza il livello dello scontro, accusando la Lega di aver tradito i propri valori: «Io sleale? È stato Matteo Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero, che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si tratta di votarli va in un’altra direzione», ha detto il generale prima di arrivare a Modena dove un evento programmato da tempo sulla «remigrazione» si è trasformato nel palco per la prima uscita pubblica dell’europarlamentare, pronto a lanciare il nuovo partito, Futuro Nazionale, «la vera destra».

Lo sguardo al futuro

«Un sondaggio presentava qualcosa che ancora non esiste», un partito al 4,2%. «Mica male come rampa di lancio», ha commentato citando il dato di Youtrend, in conferenza stampa. Dove da un lato Vannacci ha ribadito che la nuova realtà politica «è interlocutore naturale della destra». Dall’altro è andato all’attacco, accusando lo stesso centrodestra di incoerenza. Per questo l’idea è di fungere, con immagine militare, «da sveglia, adunata del mattino». Forse con gli squilli di tromba «qualcuno si sveglia e dice ‘abbiamo preso una direzione sbagliata, meglio tornare sui passi che avevamo promesso agli elettori’?».

Sollecitato dai giornalisti, con cui non sono mancate polemiche per una modalità di domande concesse sulla base di una specie di sorteggio, ha parlato molto «dei problemi» della Lega, mentre ha detto di non aver sentito Giorgia Meloni. «Non è possibile nei giorni pari dire di essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari dire invece di essere liberali e progressisti, come si proponeva il documento di Zaia». «Non è possibile fondare una campagna pubblica dicendo basta armi all’Ucraina e poi il giorno dopo invece firmare il decreto di consegna. Non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi invece rimanere all’interno di una coalizione che la legge Fornero l’ha confermata e, se si vuole, inasprita. Non rimango in un contenitore che tradisce la mia identità». Peraltro con la carica di vicesegretario «non mi è stata data la possibilità di essere incisivo».

Resta in Europa

Nessuna intenzione, però, di lasciare lo scranno in Europa: «Chi dice che dovrei farlo non conosce la Costituzione che all’articolo 67 dice che ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione con la N maiuscola ed esercita le proprie funzioni senza vincoli di mandati. Il mandato è in capo all’eletto, non in capo al partito». Nè Vannacci accetta l’immagine di quello che è salito su un taxi: «Il taxi ha cambiato direzione».

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