Dai falsi certificati alle irregolarità nelle liste d’attesa, fino agli appalti per l’acquisto di apparecchiature: le perdite dovute a frodi e corruzione in sanità sono dell’ordine di miliardi. Non si tratta solo di grandi scandali, ma di una vasta area di pratiche diffuse e spesso tollerate che sottraggono risorse pubbliche e compromettono l’equità delle cure.
È l’allarme lanciato dal report dell’Osservatorio Gimbe «Frodi e abusi in sanità», presentato insieme all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). La sanità è tra i settori più vulnerabili per l’enorme volume di spesa: Anac stima che nel 2023 il 25% del valore dei contratti pubblici abbia riguardato farmaci, dispositivi e servizi ospedalieri, per un totale di 70,5 miliardi di euro.
«Ridurre il problema alla sola dimensione penale significa sottostimarlo», osserva il presidente del Gimbe, Nino Cartabellotta, evidenziando una fitta area grigia di malagestione. Il report individua 65 tipologie di abuso, inclusi i favoritismi nelle nomine. Una valutazione di Agenas stimava l’impatto delle frodi al 5,6% della spesa sanitaria pubblica, pari a circa 6 miliardi.
Tra le criticità figurano l’esternalizzazione del personale con i medici «gettonisti», che aumenta i costi e indebolisce i servizi, e le distorsioni nelle liste d’attesa per favorire relazioni personali. Gli effetti ricadono sulle fasce fragili: la letteratura scientifica associa la corruzione sanitaria al peggioramento di mortalità e aspettativa di vita. Per contrastare il fenomeno, Gimbe chiede un Osservatorio nazionale che integri i dati. Un ruolo chiave sarà della digitalizzazione: per il presidente Anac, Giuseppe Busia, rendere digitali contratti e dati preverrà gli abusi.
