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Il fatto di Enzo Magistà, il rebus delle Sanitaservice

Il fatto di Enzo Magistà, il rebus delle Sanitaservice

Eravamo nel lontano 2008. La Regione Puglia era guidata da Nichi Vendola, che preparava già la sua rielezione, che avvenne due anni dopo. Vendola ebbe un’intuizione politica ed elettorale. Creò le «Sanitaservice», società in house delle Asl, per gestire direttamente quelle attività di supporto (pulizie, ecc.).

Fu un provvedimento miracoloso, per lui, e per almeno 6mila addetti e le loro famiglie. Sul piano sociale, in 6mila trovarono finalmente garanzie occupazionali e adeguato compenso. Sul piano elettorale, i seimila moltiplicarono il loro voto per dieci e diedero a Vendola la possibilità di essere riconfermato alla guida della Puglia.

Nel frattempo, cosa alla quale – evidentemente -nessuno aveva pensato, il costo dei servizi raddoppiò e i bilanci delle Asl, su cui si riversarono le perdite delle nuove società, iniziarono ad accusare i primi sbandamenti.

In 18 anni, il personale delle «Sanitaservice» è raddoppiato, ed oggi conta 12mila unità, con un costo di circa 250milioni. E questo, tranne che in alcuni casi, senza che sia migliorato il servizio. Periodicamente torna il ritornello della soppressione e oggi più che mai è impellente ragionare sul loro futuro.

Tornare all’antico, con gli appalti esterni? Sarebbe la soluzione per risparmiare, ma toglierebbe lavoro. Ne resta un’altra: razionalizzare le «Sanitaservice» rendendole produttive. Come? Decaro lo sa.