Il memorandum of understanding fra Iran e Stati Uniti traballa con i nuovi attacchi di Israele in Libano.
Appena poche ore dopo il nuovo cessate il fuoco concordato da Israele e Hezbollah, sono ripresi i combattimenti a terra e i bombardamenti aerei dell’Idf sul sud del Libano.
La milizia sciita ha accusato l’esercito israeliano di avere attaccato per primo, Tsahal ha risposto dichiarando che Hezbollah ha lanciato oltre 50 proiettili contro le forze israeliane nella zona di sicurezza e l’esercito ha risposto. Il bilancio, secondo Beirut, è di almeno 23 morti tra cui un soldato dell’esercito regolare, mentre ha perso la vita anche un altro militare israeliano, il quinto in due giorni. L’Iran ha risposto annunciando la chiusura dello Stretto di Hormuz, ma dopo una giornata di escalation, Benjamin Netanyahu ha ordinato all’Idf di fermare gli attacchi.
L’esercito israeliano ha confermato la tregua.
La reazione del regime
Puntando il dito contro i raid che violano l’accordo raggiunto, Teheran annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz pochi giorni dopo averlo riaperto. Una mossa che getta un’ombra sulle trattative che si aprono oggi in Svizzera – dopo la cancellazione dell’appuntamento di venerdì a Lucerna – e che rappresentano il primo passo concreto per dirimere lo spinoso dossier sul nucleare, insieme alle altre questioni rimaste in sospeso, entro i 60 giorni stabiliti.
Anche se la scadenza dei due mesi non è improrogabile, il conto alla rovescia è partito e la chiusura di Hormuz mostra come il cammino dei negoziatori non sarà facile. Da Washington non è arrivata alcuna conferma dello stop al passaggio di navi nello Stretto. Il vicepresidente JD Vance ha detto a Fox che non ci sono prove di una chiusura, mentre il Centcom ha riferito che il «traffico navale commerciale è aumentato il 20 giugno» con il transito di «55 navi mercantili». Le forze americane, comunque, restano vigili nell’area.
Le trattative
Nonostante le tensioni su Hormuz, Teheran ha deciso di inviare la sua delegazione in Svizzera per gli attesi colloqui, mentre Benyamin Netanyahu ha ordinato all’Idf il cessate il fuoco in Libano «in coordinamento con gli Stati Uniti», ossia sotto il pressing della Casa Bianca. L’Iran sarà rappresentato dal capo negoziatore Mohammad Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. «Chiederemo alla controparte di attuare gli impegni e di chiarire come intendono rispettarli», ha spiegato il dicastero guidato da Araghchi mettendo in evidenza che «l’inizio dei negoziato per l’accordo finale è subordinato all’attuazione delle clausole del memorandum d’intesa».
A dispetto di quanto dichiarato da Donald Trump, Teheran ritiene che la fase due dei negoziati per l’intesa finale non sia ancora iniziata, proprio a causa delle violazioni del cessate il fuoco. Si potrà parlare di nucleare «quando l’attuazione degli impegni secondo le clausole 1, 4, 5, 10 e 11 comincia e prosegue. Purtroppo non stiamo assistendo a questa situazione», ha osservato il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei.
