Ancora avanti su binari paralleli. Il centrodestra fa un passetto verso la riforma della legge elettorale con l’adozione (con i soli propri voti) in commissione Affari Costituzionali alla Camera del «Bignami bis» come testo base per l’esame. Le opposizioni si mantengono sulle barricate e studiano la strategia migliore per provare a smantellare una riforma che contestano nell’impianto e nel metodo. Dopo il voto in commissione, che ha visto la contrarietà anche di Iv, +Europa e Azione, i leader del campo largo si sono confrontati in una riunione via zoom. Un punto, quello tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, nel quale sarebbe stata ribadita la linea della contrarietà a un testo considerato incostituzionale anche dopo le limature messe in campo dal centrodestra a fine maggio.
L’idea emersa è quella di un coordinamento per le prossime fasi d’esame a partire dagli emendamenti che dovranno essere principalmente soppressivi. Non totalmente, però: da Magi arriverà una proposta di modifica per il ripristino del Mattarellum. Fratelli d’Italia difende il suo testo: «Ha un impianto efficace e coerente», evidenzia il relatore Angelo Rossi. «Abbiamo accolto molte osservazioni che coincidono con le richieste delle opposizioni», dice la ministra Elisabetta Casellati che attacca i «no» del centrosinistra.
Le critiche sono sull’impianto, a partire dalle liste tutte bloccate, e sul metodo. Quando il presidente Nazario Pagano propone un calendario serrato con il termine per gli emendamenti l’8 giugno, le opposizioni attaccano: «Tempistica inaudita e provocatoria», sottolineano in una nota Bonafè, Zaratti, Colucci, Boschi, Magi e Richetti. Alla fine il termine slitta a giovedì 11. Dal 16 al 23 giugno verranno esaminati e il testo arriverà in Aula il 26 per la discussione generale, con il voto a luglio.
Si riparte dal Bignami bis: un proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione che ha superato il 42% e ottenuto il maggior numero di voti. Il premio è di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato con un tetto di 220 a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama. Il confronto sulle preferenze è rimandato all’Aula, e c’è già chi promette battaglia: «Lo scandalo di questa proposta – dice Roberto Vannacci – è aver tolto le preferenze. Mi batterò in ogni sede per restituire sovranità ai cittadini».
