Frontiere blindate e tensione diplomatica sull’asse Roma-Madrid. Di fronte alla minaccia di ritorsioni “proporzionate” avanzata dalla Moncloa se i controlli ai confini non verranno revocati entro domenica, il governo italiano rivendica con forza la sovranità nazionale in materia di sicurezza. La reazione del Viminale e di Palazzo Chigi è netta e priva di esitazioni. «L’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale», dichiara la presidenza del Consiglio in una nota ufficiale. Pur confermando l’assenza di qualsiasi pregiudizio verso la Spagna e auspicando un dialogo costruttivo, la linea dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni resta ferma: la sospensione del trattato di Schengen è una scelta strategica e non verrà modificata prima del 15 agosto.
A chiarire la posizione italiana è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che rispedisce le accuse al mittente spiegando come il provvedimento risponda a un pericolo concreto. Le informazioni d’intelligence – sostenute da segnalazioni online e condivise dagli stessi apparati di sicurezza spagnoli – indicano infatti il rischio fondato di un nuovo massiccio afflusso di migranti al confine di Ceuta. In questo contesto, l’attivazione delle clausole di salvaguardia previste dai trattati europei rappresenta un atto doveroso per tutelare la sicurezza nazionale. Mentre Madrid parla di misure pretestuose determinate da dinamiche elettorali interne, Roma ribadisce che la tutela dei confini non è trattabile. La revisione delle restrizioni sarà valutata soltanto dopo il termine critico di metà agosto, quando vi sarà la certezza che la fase di potenziale emergenza sia definitivamente superata.
