Sciopero a oltranza alla “Semat Engineering” di Taranto, azienda dell’indotto ex Ilva. Lo sciopero deciso nel corso dell’assemblea di ieri mattina, indetta dalle segreterie provinciali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil e dalle rappresentanze sindacali, prosegue anche oggi, con un presidio dinnanzi all’ingresso della portineria imprese.
A incrociare le braccia tutto il personale di ciascun turno dopo che l’azienda ha comunicato di non essere in grado di pagare gli stipendi di agosto senza fornire una data certa per liquidare la mensilità. La «Semat Engineering» conta 213 dipendenti di cui 65 operativi, i restanti sono già in cassa integrazione per area di crisi complessa. «La mobilitazione continuerà fino a quando non verranno fornite garanzie vincolanti sull’erogazione integrale degli stipendi» hanno affermato i rappresentanti sindacali.
Sulla vicenda ex Ilva intanto sarebbero stati depositati 65 emendamenti al decreto in commissione Industria al Senato per assicurare la continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale. Il termine per la presentazione delle proposte è scaduto ieri. Fra questi quello depositato dal Pd che propone l’elaborazione di un «piano integrato» denominato «Agenda per Taranto».
L’emendamento, a prima firma del senatore Andrea Martella, riprende quanto dichiarato in audizione dal presidente della Regione Antonio Decaro, secondo cui servirebbe una «legge speciale per Taranto». L’emendamento chiede anch edi istituire a Palazzo Chigi un «tavolo permanente multisettoriale per l’area di Taranto, presieduto dalla presidente del Consiglio e composto dai rappresentanti» del Mef, del ministero del Lavoro, del Mase, del ministero della Salute, del Mimit, del Mur, del ministero della Difesa, del Mit e del Masaf.
Il decreto rivede alcune regole relative alle garanzie finanziarie richieste per la gestione dei rifiuti e delle discariche interne allo stabilimento poste in vendita. Sino ad ora le garanzie avevano durata pluriennale, ora invece il decreto lo esclude per il periodo dell’amministrazione straordinaria e fino alla cessione a terzi, su base annuale e non inferiore a un anno anche se l’autorizzazione o il periodo di gestione autorizzato abbia una durata superiore.
Sul fronte giudiziario il legale degli undici cittadini che si sono costituiti contro l’ex Ilva, l’avvocato Maurizio Rizzo Striano, sostiene che l’azienda «dice il falso». La sospensiva si basa su una relazione tecnica che quantifica in 830 milioni di euro il costo per riavviare gli impianti. «Se così fosse – asserisce il legale – la richiesta sarebbe ragionevole, ma non lo è perché si basa su un presupposto falso». Perché? «In questi anni cokerie, altoforni e acciaierie sono stati fermati decine di volte anche per lunghi periodi. Le cokerie da otto mesi, Afo 1 da quindici, Afo 4 da circa un anno, Afo 2 per quasi due anni. In base a quanto sostenuto da Ilva e AdI in questi anni si sarebbero spesi miliardi per ogni riavvio. Una spesa facilmente documentabile che però non è stata necessaria».
