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Meloni rilancia: «Il Quirinale? Concentrata sul bis, ma basta col “razzismo culturale” della sinistra»

La presidente del Consiglio ha parlato nel nuovo libro di Bruno Vespa, “Storia della seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein”

Meloni rilancia: «Il Quirinale? Concentrata sul bis, ma basta col “razzismo culturale” della sinistra»
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (Foto Ansa)

Giorgia Meloni guarda avanti, alza il tiro sulla riforma della giustizia e risponde a tono sul dibattito attorno al Quirinale. Lo fa nelle pagine del nuovo libro di Bruno Vespa, “Storia della seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein”, in uscita per Mondadori-Rai Libri, affrontando i temi più caldi dell’agenda politica e istituzionale.

Sul colle più alto di Roma, la presidente del Consiglio sgombra il campo dalle speculazioni, senza risparmiare una dura stoccata agli avversari politici: «Sono totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarmi la loro fiducia per altri cinque anni. Il Quirinale non è nei miei piani». Poi la affondo critico verso l’opposizione: «Chi lo ha detto che per essere un ottimo presidente della Repubblica si debba per forza venire dal centrosinistra? Trovo insopportabile questo “razzismo culturale” per il quale una parte degli italiani debba sempre essere considerata figlia di un dio minore. Le crisi isteriche della sinistra dicono lunghissima sulla concezione proprietaria che hanno delle istituzioni».

Non manca la riflessione sui temi giudiziari, all’indomani dell’esito del referendum sulla giustizia. Meloni afferma che per il Paese «si è persa una grande occasione», attribuendo il risultato a una narrazione polarizzata: «Abbiamo fatto una campagna un po’ troppo tecnica, mentre dall’altra parte abbiamo avuto contro una propaganda esclusivamente politica, quasi sempre falsa e con toni apocalittici».

Tuttavia, la premier assicura che il percorso non si ferma qui. «Le motivazioni che ci hanno spinto a varare quella riforma sono ancora tutte in campo. Dovremo continuare a lavorare per migliorare la giustizia, renderla più efficiente e meritocratica, liberando la magistratura dalla piaga delle correnti».

Un’apertura infine al dialogo: «Ho letto alcune recenti prese di coscienza da parte di chi aveva contrastato la riforma: mi auguro siano sincere e che si possa lavorare insieme».