«L’unanimità sul mio nome è un motivo di orgoglio e una grande responsabilità». Gennaro Sicolo, storico olivicoltore di Bitonto, vicepresidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani e presidente regionale della stessa organizzazione, nonché presidente di Italia Olivicola, è il nuovo presidente del Comitato consultivo per l’olio d’oliva e le olive da tavola del Consiglio oleicolo internazionale. Già vicepresidente dal 2022, guiderà per il prossimo biennio l’organismo che dà voce a produttori, trasformatori, commercianti e consumatori. Una sede di confronto della filiera, chiamata a portare proposte e istanze alle istituzioni del Coi. Al centro del mandato, la difesa dell’extravergine e il dialogo tra le varie componenti del comparto.
Che significato attribuisce a questa elezione?
«Sono contento della fiducia ricevuta dai rappresentanti dei Paesi europei e arabi. Nella mia vita ho sempre cercato di dare messaggi positivi e difendere la qualità. Il sostegno dei consumatori mi rende particolarmente orgoglioso: vedono nella mia presenza una garanzia. Ora dobbiamo trasformare questa fiducia in un lavoro comune».
Da quale priorità intende partire?
«Dobbiamo aumentare il consumo dell’olio di oliva nel mondo. La produzione cresce, ma la domanda non tiene il passo. Nelle stime discusse in Consiglio, per la prossima campagna si arriva intorno a 3,6 milioni di tonnellate. L’Europa deve mettere a disposizione finanziamenti per promuovere il prodotto e aprire nuovi spazi di mercato. È una battaglia che riguarda tutti i produttori».
Come si conquistano nuovi consumatori?
«Prima di tutto parlando ai giovani. Le abitudini cambiano: nelle grandi città si ricorre ai pasti pronti e si perde la consuetudine familiare di usare l’olio in cucina. Occorrono messaggi capaci di avvicinare le nuove generazioni all’extravergine e al suo valore nell’alimentazione. Poi ci sono la Cina e gli altri Paesi asiatici, dove lo spazio è enorme. Anche dal Nord America è arrivato un segnale di interesse attraverso un rappresentante dei consumatori».
La promozione, però, richiede fiducia nel prodotto.
«Certamente. A Marrakech voglio portare un programma di lavoro contro le frodi. Dobbiamo far arrivare sui mercati il vero extravergine e sostenere studi che consentano di riconoscere gli oli trattati per nasconderne i difetti e poi venduti come extravergini. La ricerca deve aiutarci a rendere i controlli più efficaci».
Il panel test resta una garanzia?
«Deve essere confermato e migliorato. Non bastano acidità e perossidi: bisogna valutare anche i difetti e le caratteristiche sensoriali. I rappresentanti dei consumatori comprendono bene l’importanza di questa tutela. Se vogliamo promuovere il valore dell’extravergine, dobbiamo essere onesti sui mercati e garantire ciò che vendiamo».
Quale impegno propone sulla Xylella?
«Non è soltanto un problema italiano, riguarda tutto il bacino mediterraneo. Ho chiesto che la nostra organizzazione contribuisca a coordinare gli studi. Difendere gli olivi significa proteggere produzioni, tradizioni, paesaggi e culture: è un interesse comune che deve unirci».
Ha ricevuto anche un invito dai produttori palestinesi.
«Il loro presidente mi ha invitato a visitarli, denunciando furti di olive e danneggiamenti attribuiti ai coloni durante la raccolta. Mi ha chiesto di portare un messaggio di attenzione internazionale. L’olio è anche un simbolo di pace e un ponte di dialogo tra i popoli: tutelarne i valori fa parte dell’impegno che voglio portare avanti».
