Una «donna» che lavora gratis, non si ammala, non chiede ferie e permessi, e non chiede mai un aumento. È bastata una campagna pubblicitaria di Narwhal Labs, azienda britannica che sviluppa soluzioni di intelligenza artificiale, per scatenare una bufera nel Regno Unito, tra accuse di sessismo e di comunicazione tossica legata agli stereotipi delle lavoratrici femminili.
I cartelloni, comparsi da pochi giorni all’aeroporto di Bristol, promuovono DeepBlue OS, piattaforma basata su intelligenza artificiale agentica pensata per gestire contatti, appuntamenti, richieste e documenti senza intervento umano. A far discutere, però, non è tanto la tecnologia quanto il messaggio scelto per pubblicizzarla.
Tra gli slogan contestati, comparsi sui cartelloni pubblicitari e vari spot sui social ci sono: «Vi presentiamo la vostra nuova dipendente basata sull’intelligenza artificiale. Sempre attiva, mai malata e senza bisogno di un responsabile delle risorse umane», oppure «Lavori dalle 9 alle 5? Lei lavora 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E inizia gratis».
A far crescere la polemica anche un’altra frase attribuita alla campagna: «Lavora più di tutti. E non chiederà mai un aumento», letta come un messaggio che legittima l’idea di un dipendente ideale «sempre disponibile, non retribuito e senza bisogni». Un caso che riaccende il dibattito sul linguaggio e sull’uso dell’intelligenza artificiale nella comunicazione pubblica.
Per molti utenti e attivisti, il riferimento al genere femminile rafforzerebbe l’immagine stereotipata della donna come lavoratrice instancabile, disponibile e remissiva. Rebecca Horne, responsabile comunicazione dell’organizzazione “Pregnant Then Screwed“, ha definito la campagna «un promemoria del fatto che la nostra cultura si aspetta ancora che le donne, soprattutto le madri, lavorino di più, per meno e non si lamentino mai». Secondo Horne, lo slogan riproporrebbe l’idea distorta della «lavoratrice perfetta»: una donna che non si ferma mai e non chiede nulla.










