A marzo 2026 l’inflazione si porta a +1,7% (dal +1,5% di febbraio), soprattutto per effetto della risalita dei prezzi degli energetici (-2,1% da -6,6% di febbraio) e della sensibile accelerazione di quelli degli alimentari non lavorati (+4,7% da +3,7%).
Un freno alla crescita del tasso di inflazione si deve invece ai prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0% da +4,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+2,2% da +2,9%). Il ritmo di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” sale al +2,2% (da +2,0%), mentre si attenua quello dell’inflazione di fondo (+1,9%, da +2,4%).
Le città più care d’Italia
Proprio sulla base dei dati territoriali dell’inflazione di marzo che ha diffuso oggi l’Istat, l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. «Per la prima volta vince Como, che a marzo, per via dell’inflazione tendenziale pari al 2,7%, la terza la più alta d’Italia, ha la maggior spesa aggiuntiva su base annua, pari a 816 euro per una famiglia media».
«Medaglia d’argento per Belluno, che, avendo la quarta inflazione più elevata del Paese a pari merito con Macerata, +2,6%, ha un incremento di spesa pari a 678 euro a famiglia. Sul gradino più basso del podio Grosseto che con +2,4% ha una spesa supplementare pari a 649 euro per una famiglia tipo», prosegue Unc.
«Al quarto posto Roma, che con +2,3% registra una stangata pari a 645 euro. Seguono Bolzano (+1,9%, +630 euro), Pistoia (+2,3%, +622 euro), al settimo posto Rimini (+2,2%, +606 euro), poi Cosenza che ha l’inflazione maggiore, +3,1% e una maggior spesa di 603 euro e Macerata (+2,6%, +576 euro). Chiude la top ten, Reggio Calabria che è al secondo posto per inflazione (+2,9%) e al decimo per incremento della spesa (+564 euro).
«Sull’altro fronte della classifica, la medaglia d’oro come città più risparmiosa va a Campobasso, dove con +0,6%, l’inflazione più bassa d’Italia ex aequo con Aosta, si ha un aggravio di 142 euro. Al secondo posto Aosta, con una variazione di 166 euro. Medaglia di bronzo per Trapani, +0,8% e +185 euro».
«Seguono, nella classifica delle città più virtuose, Pisa (+0,7%, +189 euro), Brindisi (+1%, +197 euro), Potenza e Viterbo con +220 euro, all’ottavo posto Cuneo (+0,9%, +226 euro), poi Ancona (+1%, +236 euro). Chiudono la top ten delle migliori con +243 euro, Benevento, Caserta e Livorno. L’Istat non ha comunicato l’inflazione delle regioni», conclude Unc.
Prezzi al consumo – marzo 2026
Nel mese di marzo 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5% su base mensile e del +1,7% su base annua (da +1,5% di febbraio), confermando la stima preliminare.
L’aumento dell’inflazione risente principalmente della risalita dei prezzi degli Energetici, regolamentati (da -11,6% a -1,6%) e non (da -6,2% a -2,0%), e dell’accelerazione di quelli degli Alimentari non lavorati (da +3,7% a +4,7%); in netto rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,9% a +3,0%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,9% a +2,2%).
L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si riduce (da +2,4% a +1,9%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +2,5% a +2,1%). A marzo 2026, i prezzi dei beni invertono la tendenza su base annua tornando su valori positivi (da -0,1% a +0,8%), mentre i prezzi dei servizi attenuano il loro ritmo di crescita (da +3,6% a +2,8%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni diminuisce, passando da +3,7 a +2,0 punti percentuali.
Accelerano i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +2,0% a +2,2%) e, ancor più marcatamente, quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +1,9% a +3,1%). La variazione congiunturale dell’indice generale risente principalmente dell’aumento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (+8,5%) e non (+5,0%), degli Alimentari non lavorati (+0,7%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+0,5%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%). L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +1,5% per l’indice generale e a +1,0% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +1,7% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto, e a +1,6% su base annua (da +1,5% del mese precedente), la stima preliminare era +1,5%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,6% e una tendenziale di +1,5%.
Nel primo trimestre 2026 i prezzi al consumo, misurati dall’IPCA, evidenziano aumenti più contenuti per le famiglie con bassi livelli di spesa e più alti per quelle con livelli di spesa elevati (+1,0% e +1,6% rispettivamente).










