Avanti tutta sulla riforma della legge elettorale. La maggioranza, FdI in primis, vuole correre e un nuovo input in questo senso arriva anche dalla premier Giorgia Meloni.
All’Italia «serve stabilità» e «tornare indietro sarebbe devastante», mette in chiaro ancora una volta la presidente del Consiglio. Non la pensa così l’opposizione che continua a contrastare il testo con Elly Schlein che torna a parlarne come di un provvedimento «incostituzionale» un «antipasto del premierato» e ribadisce «faremo di tutto per fermarla».
Il centrosinistra aveva, per altro, provato a chiedere al presidente della Camera una dilazione dell’approdo in Aula ma la conferenza dei capigruppo, dopo una proposta di mediazione di Fontana per il 29 giugno, alla fine mantiene la data della discussione generale a venerdì prossimo, il 26. E questa sera alle 20, dopo una seduta a oltranza, la commissione licenzierà il testo.
Quasi certo, a questo punto, che non si riesca, dunque, ad esaminare il nodo più spinoso della riforma: quello delle preferenze. «Non vogliono arrivare a votare su quel punto in commissione», sottolinea la pentastellata Carmela Auriemma. «La destra sta cucinando una legge elettorale che deforma la democrazia italiana», scandisce il segretario di +Eu, Riccardo Magi. «Temono lo showdown», osserva la capogruppo di Iv Maria Elena Boschi. E si tratta di un tema sul quale Roberto Vannacci approfitta per andare all’attacco. «Nessuno vuole le preferenze in legge elettorale. E noi che siamo la feccia della maggioranza dei cittadini italiani che invece vogliono poter eleggere i propri rappresentanti», dice sui social.
Il generale decide così di buttarsi anche sul fronte della riforma del sistema di voto mettendo ancora una volta nel mirino in particolare la Lega. Il partito di Salvini, per altro, è dall’inizio il meno entusiasta del centrodestra sulla riforma e ha più volte fatto capire di sostenerla solo per rispettare il patto stretto dalla maggioranza. Decisamente silente durante tutto il dibattito in commissione in questi giorni ieri, alla fine, ha preso la parola con il capogruppo e relatore Igor Iezzi proprio per controbattere su un emendamento dei vannacciani che evocava in qualche modo la questione.
Quello delle preferenze del resto è un tema divisivo in entrambi gli schieramenti. E anche nel centrosinistra c’è chi insiste sulla necessità di spendersi in questa chiave. «Il Pd deve entrare a piedi pari in una grande contraddizione di Meloni – sottolinea Stefano Bonaccini – che ha detto per anni che era scandaloso che non ci fossero le preferenze per eleggere i parlamentari, ma poi ci sta imponendo di nuovo i listoni bloccati». Sarà questo, comunque, il tema centrale del dibattito che arriverà nel vivo a luglio in Aula con i tempi contingentati. Il vero tema sul quale la riforma rischia di saltare.
