Dopo la gioia della vittoria del referendum sulla giustizia, il nuovo corso dell’Anm sembra vicino. All’indomani delle dimissioni di Cesare Parodi, annunciate alla chiusura dei seggi, l’Associazione nazionale magistrati si prepara a scegliere il nuovo presidente. Così, mentre prende forma una linea che punta al dialogo con il governo, sabato il comitato direttivo centrale sarà chiamato a indicare la nuova guida.
Nel toto-nomi il quadro resta articolato.
Tra i papabili emerge la figura del segretario generale, pm di Rieti, Rocco Maruotti. Ma tra le ipotesi più accreditate ci sono anche Chiara Salvatori, Antonio D’Amato e Giuseppe Tango. E mentre le diverse correnti lavorano a una sintesi che tenga insieme gli equilibri interni, nelle ultime ore sono in corso contatti serrati tra e dentro le aree – da Area a Magistratura indipendente fino a Unicost -.
Secondo fonti informate, la linea, condivisa da alcune delle maggiori correnti, è che la guida rimanga nell’alveo di Magistratura indipendente, la corrente di centrodestra di cui fa parte Parodi. Resta da capire se si arriverà a una convergenza già entro sabato o se sarà necessario rinviare la decisione al prossimo comitato direttivo centrale.
Il contesto è certamente cambiato dopo la vittoria del «no» al referendum che ha archiviato la riforma del governo di centrodestra e segnato uno spartiacque nei rapporti tra magistratura e politica. Dopo mesi di scontro durissimo, si apre ora una fase che punterebbe al confronto. Da via Arenula arrivano segnali di apertura e l’Anm guarda alla possibilità di ripartire dai temi discussi un anno fa con l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, rimasti finora sullo sfondo.
A indicare cosa c’è all’orizzonte, è proprio il procuratore di Messina e presidente del consiglio nazionale di Mi, Antonio D’Amato: «Non esiste un partito dei magistrati», ha affermato intervistato da il Foglio. Il voto, per D’Amato, può essere quindi «un punto di ripartenza» per affrontare i nodi della giustizia. Sulla stessa linea il ministero della Giustizia, con l’apertura al dialogo ribadita nelle scorse ore dal viceministro Francesco Paolo Sisto: «Possiamo ripartire dai temi che l’Anm ci portò il marzo scorso – ha detto a La Stampa – È necessario, a mio avviso, evitare ulteriori conflittualità con la magistratura», ha detto Sisto con l’auspicio di «suturare le ferite».
E proprio ieri, per cercare di buttarsi alle spalle il prima possibile la bufera post referendum, da via Arenula arriva la notizia di chi siederà al posto di Giusi Bartolozzi come capo di Gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio. Si tratta di Antonello Mura, finora capo dell’ufficio legalislativo dello stesso ministero.
Per motivi molto diversi, ma la vittoria del ‘nò ha portato fibrillazione anche nell’Anm. In particolare, è emersa una iniziativa di molti giovani magistrati, rilanciata e accolta da Area, che hanno promosso una raccolta firme per chiedere un’assemblea straordinaria sui problemi concreti della giustizia.










