Ricordo bene quando Mario Balotelli si rivelò il campione che era: era il 2007 e aveva 17 anni. Eppure, negli stadi, i cori razzisti contro di lui erano all’ordine del giorno. Perché qualcuno diceva sprezzante: «Non esistono negri italiani».
Eppure Mario era un’eccellenza, un ragazzo nato a Palermo e cresciuto in provincia di Brescia, con genitori in difficoltà che lo avevano dato in affido alla famiglia Balotelli. La famiglia lo aveva cresciuto come un figlio, insieme ai tre fratelli più grandi.
Sarebbe bello ritrovare le registrazioni di quella gente senza il senso della morale, e direi anche della decenza. E sarebbe bello oggi far risentire le loro dichiarazioni e far loro vedere la valanga di medaglie che noi italiani abbiamo vinto negli ultimi anni grazie agli atleti con afrodiscendenza. E alcuni li ritroveremo al prossimo grande evento internazionale di atletica, la prima edizione dei World Athletics Ultimate Championships a Budapest, dall’11 al 13 settembre. Gli Azzurri qualificati o in attesa sono Mattia Furlani, Leonardo Fabbri e Andy Diaz.
May e Howe: inizia con loro
L’Italia può vantare grandi campioni con afrodiscendenza, a partire da Fiona May, storica campionessa mondiale del salto in lungo degli anni ’90 e 2000, britannica di nascita con genitori giamaicani, ma naturalizzata italiana con il matrimonio con Gianni Iapichino, ex astista.
E Andrew Howe, diventato italiano pure lui perché la madre, René Felton, ostacolista afroamericana, si è sposata in seconde nozze con un astista italiano, Ugo Besozzi.
Larissa Iapichino superstar
Fiona e Gianni ci hanno regalato un’altra campionessa strepitosa, Larissa Iapichino, medaglia d’oro nel salto in lungo agli Europei di atletica di Birmingham. Fortunata nel gioco, sfortunata in amore, per ora, visto che è single dopo una relazione con il cestista Vittorio Bartoli.
Sara Curtis nuova regina
La nuova regina del nuoto italiano è Sara Curtis, medaglia d’oro nei 50 dorso agli ultimi Campionati europei di nuoto a Parigi. Non solo ha ottenuto il record del mondo, ma ha anche vinto altre cinque medaglie.
Ma l’oro lei l’ha vinto già in casa, con una madre eccezionale come Helen, originaria della Nigeria, che ha praticato atletica leggera e che adesso lavora in una fabbrica di biscotti. Un padre, Vincenzo, camionista con un passato da ciclista. E un fratello, Andrea, che ha praticato nuoto, ma oggi fa l’elettricista. Una famiglia sana. Preziosa.
In più Sara, studia negli Stati Uniti, in Virginia, ha una storia d’amore con Andrea Pusceddu, anche lui nuotatore e suo primo supporter.
Mattia Furlani oro e infortuni
Ma, come detto, l’atletica italiana vanta una vera e propria squadra vincente di campioni con radici africane ed è consolante vedere come le loro famiglie si siano integrate, imparando bene prima di tutto la lingua, perché conoscere la lingua è fondamentale per l’integrazione, per essere liberi, per capire e per capirci, per prendere il meglio e, se serve, combattere il peggio.
Mattia Furlani, campione mondiale a Tokyo 2025 del salto in lungo, agli Europei di Birmingham si è ritirato a causa di un infortunio dopo il primo salto. Anche lui è figlio di una coppia mista: mamma Kathy Seck, italiana con origini senegalesi, e papà Marcello Furlani, altista.
Anche la fidanzata di Mattia, Giulia Colonna, è un’atleta: è velocista specializzata nei 100 e 200 metri. Chi si somiglia (tutti atleti) si piglia.
La bellezza di Zaynab Dosso
Non possiamo dimenticare Zaynab Dosso, primatista italiana dei 60 metri indoor e dei 100 metri piani, nata in Costa d’Avorio, ma cresciuta in Italia. Pure lei è una campionessa mondiale, anche se a Birmingham non ha brillato come avrebbe voluto.
Dal 2016 ha acquisito la cittadinanza italiana e il suo nome corrisponde alla sua immagine: Zaynab in arabo significa bellezza e lei è bellissima. Ed è fidanzata con Decio Andrade, martellista portoghese.
Yeman e una famiglia meravigliosa
Adottare quasi sempre porta anche fortuna sia ai genitori sia ai bambini adottati. È la storia di Yeman Crippa, campione europeo dei 10.000 metri e primatista italiano su diverse distanze del mezzofondo e della maratona, nato in Etiopia e adottato da una famiglia italiana.
La sua storia è meravigliosa: è stato adottato nel 2001 insieme ai suoi cinque fratelli (ripeto: cinque) dalla famiglia Crippa di Milano.
Anche il fratello maggiore Neka è mezzofondista della nazionale seniores e i genitori, per poter far fronte a questa adozione “di massa”, si sono dovuti trasferire in Trentino.
Possiamo solo immaginare la loro gioia quando, il 12 aprile Yeman ha vinto la maratona di Parigi, primo italiano, sottolineo italiano, a riuscirci.
Eseosa Desalu detto Fausto
Anche Eseosa Fostine, detto Fausto, Desalu è italiano: nato in Italia da genitori nigeriani, campione olimpico della staffetta 4×100 ai Giochi di Tokyo 2020. Fino a 17 anni Fausto, che è nato a Casalmaggiore, è cresciuto a Breda Cioni, in provincia di Mantova, ed è cittadino italiano dal 2012.
Egonu e Sylla: il volley è loro
Anche Paola Egonu è un orgoglio del nostro sport. Nasce a Cittadella da genitori di nazionalità nigeriana. Figlia di un camionista e di un’infermiera, Paola è una pallavolista di fama internazionale e ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2014.
In un’intervista aveva fatto anche clamore il suo coming out, rivelando di avere una fidanzata, una collega. Poi ha avuto una storia con Michele Philippe, «perché per me il genere poco conta». E ora è di nuovo innamorata di un altro pallavolista, Leonardo Puliti.
Altra leggenda del volley è Miriam Fatime Sylla, schiacciatrice della squadra turca del Galatasaray, nata a Palermo da genitori ivoriani. La sua storia d’amore con Alessandro Cappelletti, playmaker di pallacanestro, sognare le giornaliste: «Insieme hanno il magnetismo tipico dei ragazzi perbene. Lei fuoco, lui l’aria che lo alimenta. Un’alchimia magnetica anche per chi si avvicina all’orbita di questi ragazzi belli, vincenti e innamorati», scrive Michela Motta su Marie Claire. Poesia pura.
Battocletti, Aouani e l’Islam
Colpisce la storia di Nadia Battocletti, figlia del mezzofondista e maratoneta italiano Giuliano Battocletti e dell’ottocentista marocchina Jawhara Saddougui.
Già perché Nadia, che si considera italianissima, ha abbracciato la religione della madre e si professa musulmana praticante. Conforta vederla così integrata e così simile alle sue coetanee cattoliche.
E lo stesso è per Iliass Aouani, campione europeo e bronzo mondiale di maratona. È nato in Marocco, ma vive a Milano da sempre: campione italiano anche lui musulmano.
Dalia Kaddari: Sardegna nel cuore
Anche Dalia Kaddari ha un papà marocchino, ma è nata a Cagliari ed è una velocista italiana, campionessa europea under 23 nei 200 m piani a Tallinn 2021. Non ci sono sue dichiarazioni pubbliche in cui parla del suo credo o della sua appartenenza religiosa.
Suo papà è Hassan Kaddari, detto Sandro, commerciante stabilitosi in Sardegna, a Quartu Sant’Elena, e sua madre è sarda, Monica Alfonso. Dalia, dopo una prima esperienza nel basket, nel 2014 ha iniziato con l’atletica e nel 2016 ha anche vinto un concorso di bellezza locale, Miss Città di Quartu. Il suo fidanzato è Simone Aresti, portiere del Cagliari.
Marcell Jacobs rimane grande
Marcell Jacobs, campione olimpico, medaglia d’oro, è sposato con Nicole Daza, con cui ha avuto due figli, Anthony e Megan (ha anche Jeremy, nato da una precedente relazione).
Purtroppo a Birmingham si è infortunato e non ci ha dato le soddisfazioni che ci aspettavamo, ma rimane un grande campione.
Andy Diaz, il cubano
A Birmingham invece Andy Diaz, cubano ma cittadino italiano (è nelle Fiamme Gialle) ha vinto la medaglia d’oro, quarta prestazione mondiale di tutti i tempi.
Diaz, durante il viaggio di ritorno in patria con la azionale cubana, a Madrid è fuggito e, dopo un breve periodo in Spagna, ha raggiunto l’Italia in clandestinità.
Qui ha contattato tramite Instagram l’ex triplista Fabrizio Donato (bronzo olimpico a Londra 2012), che lo ha accolto a casa sua e lo ha aiutato a ottenere asilo politico e poi la cittadinanza.
L’Italia di oggi
Queste sono le storie dell’Italia di oggi. In America, dove noi italiani ci siamo mischiati a irlandesi, spagnoli, francesi, russi, inglesi, lo chiamano melting pot (“crogiolo”, “calderone”): una commistione di individui di origini, religioni e culture diverse, con il risultato di costruire un’identità condivisa, favorendo così la convivenza senza dimenticare le radici. Quelle sono sempre una ricchezza. Ricordiamocelo tutti.
