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Generali apre all’offerta del Monte dei Paschi di Siena, il cda: «Disponibili a valutarla»

La proposta di Mps riguarda Banca Generali, di cui il Leone di Trieste detiene il 50,2%. Secondo il board «prospetta una più ampia collaborazione»

Generali apre all’offerta del Monte dei Paschi di Siena, il cda: «Disponibili a valutarla»

Le Generali aprono all’offerta di scambio di Mps su Banca Generali. Il Leone di Trieste, all’esito del consiglio riunitosi per un primo esame, ha manifestato «la propria disponibilità a valutare» la proposta «che prospetta una più ampia collaborazione industriale volta a sviluppare nuove opportunità di crescita in aree di business strategicamente rilevanti per entrambe le società».

Generali ha «avviato un processo finalizzato a valutare approfonditamente le implicazioni commerciali, economiche e di valore dell’offerta, che non è stata sollecitata né preventivamente concordata». «Tali processi – conclude la nota – saranno condotti nel pieno rispetto della procedura in materia di operazioni con parti correlate del gruppo». La posizione di Trieste, che di Banca Generali detiene il 50,2%, sarà decisiva per il destino dell’offerta, il cui successo è subordinato al conseguimento di almeno il 50% del capitale più un’azione.

Il primo round

Con il Leone si chiude il primo round di cda delle società coinvolte nelle operazioni messe a punto dall’ad di Mps, Luigi Lovaglio, per resistere a Cà de Sass, con Banca Generali che si è limitata a prendere tempo e Banco Bpm che ha anche manifestato una certa freddezza. Per Lovaglio il lavoro non manca.

Lato Bpm servirà convincere il Credit Agricole, finora più incline a una fusione tra il Banco e la sua divisione italiana. Ai francesi andranno offerte adeguate contropartite. Meno in salita, anche alla luce della prima risposta del Leone, appare il quadro su Banca Generali, dove il Monte ha offerto un premio e potrebbe incentivare l’adesione del Leone con accordi distributivi (quello con Axa scade nel 2027). Per rendere concreta la sua alternativa Lovaglio avrà tempo fino al 29 ottobre, quando l’assemblea del Monte voterà sulla rimozione della passivity rule, sulle offerte, tra loro autonome, e sul maxi-dividendo da 4 miliardi.

Ma gli ostacoli sulla strada di Lovaglio sono stati evidenziati anche da Fitch che, allineandosi alle altre agenzie di rating, parla di «considerevoli rischi di esecuzione» e di offerte che devono affrontare «numerosi ostacoli» mentre Siena «deve ancora integrare completamente» Mediobanca. Per Fitch è «prematuro valutare in pieno le implicazioni per i rating di Mps»: il profilo di credito «potrebbe subire pressioni se si concretizzassero i rischi di esecuzione» o se il Cet1 dovesse scendere sotto il 13% mentre «un’efficace integrazione di Mediobanca, Bpm e Banca Generali potrebbe favorire il profilo di business e la redditività» della banca nel lungo termine. La sindaca di Siena, Nicoletta Fabio, ribadisce la sua contrarietà all’opas di Intesa. Mps «non può essere polverizzata» e quella per l’integrità del Monte «non è battaglia localistica» ma «riguarda l’economia del Paese».