A fine febbraio, quando scoppiò la guerra Usa-Iran, un barile di petrolio grezzo costava 71-73 dollari. AIla pompa, in Italia, un litro di benzina costava 1,64-1,66 euro, ed un litro di gasolio 1,71. Scoppiate le prime bombe, il prezzo del barile schizzò, superando anche quota 110 dollari, e stessa sorte subirono i prezzi delle benzine.
Oggi, 28 agosto, un barile di petrolio costa 78-79 dollari. Al distributore, un litro di benzina self-service costa 2,026, ed un litro di gasolio 2,131. Come mai, se il prezzo del petrolio grezzo, rispetto a fine febbraio, è più alto del 7-8 per cento, le benzine costano più del 20 per cento? E questo nonostante il Governo paghi 17 centesimi al litro ai petrolieri per calmierare il prezzo del gasolio?
È chiaro che è in atto una speculazione, un furto organizzato, che, secondo alcune stime, avrebbe portato nelle casse delle sette sorelle, in appena sei mesi, qualcosa come 180 miliardi in più sui guadagni normali. Extraprofitti. Una parola che qualcuno, nel Governo, non vuol sentire.
La Meloni, per pararsi le spalle, vuole che sia l’Europa ad imporre quel che già si fa con le banche. L’Europa le ha risposto che si tratta di una misura di competenza statale.
Nel frattempo l’Italia che fa? Decide di pagare altri 17 centesimi al litro, per altri 10 giorni, ai petrolieri. Così il furto continua e non si fermerà, almeno fino a quando il prezzo del gasolio non si stabilizzerà sui 2,5 euro al litro. A prescindere dal prezzo del petrolio.
