La Bce è pronta a tirare dritto verso un nuovo rialzo dei tassi con l’inflazione che – per via dello shock energetico legato alla crisi in Medio Oriente – promette di non riavvicinarsi al 2% prima di fine 2027. Ma nell’equazione di politica monetaria andranno messi anche i tremori che arrivano dal mercato obbligazionario, coi treasury Usa a livelli d’allarme che trascinano gli spread europei. Nonché gli equilibri ai vertici di Francoforte, dove l’addio anticipato di Isabel Schnabel potrebbe accelerare un giro di poltrone in cui è in ballo anche la presidenza di Christine Lagarde.
A puntare su una virata in senso restrittivo dei tassi Bce – alzati due volte quest’anno al 2,5% – sono i mercati: gli swap puntano su ben quattro rialzi dei tassi entro l’autunno 2027. Pesa l’effetto psicologico della guerra lanciata da Israele e Usa all’Iran, dove la prospettiva di una escalation fa presagire prezzi energetici alle stelle.
La crescita dell’area euro dello 0,6% nel secondo trimestre è la più forte degli ultimi quattro anni e il trend «sarebbe proseguito nel terzo trimestre». L’inflazione, resterebbe «ben al di sopra» del 2% fino all’estate prossima. La frase chiave è che «anche il miglioramento delle prospettive economiche dovrebbe contribuire a un lieve aumento dell’inflazione di fondo». Significa che la Bce vede una spinta all’inflazione anche dal lato della domanda. Che potrebbe richiedere di raffreddare l’economia portando i tassi in zona restrittiva. Quello che accade sui mercati è un sintomo di ciò che gli operatori si aspettano dalla guerra: più inflazione, tassi più alti. Con l’aggravante della sfida lanciata dal segretario del Tesoro Usa Scott Bessent, seduto sopra 40.000 miliardi di dollari di debito pubblico, agli investitori. Finora con poco successo, se i treasury trentennali sono volati ai massimi dal 2004 al 5,45%. Inevitabile l’impatto sull’Europa, con un rialzo generalizzato dei rendimenti. Con l’Europa al buio sulle reali intenzioni di Trump in Iran, la Bce ha «dovuto prendere atto che l’inflazione è molto più persistente di quanto pensassimo» dice la componente del comitato esecutivo Isabel Schnabel. Proprio Schnabel lascerà a gennaio il suo posto per una nomina ai piani alti del Fmi.L’’addio anticipato potrebbe segnare un’accelerazione di altre nomine nel board fra cui quella Lagarde.
