La vicenda di Mario Roggero finisce sul tavolo della politica e la proposta di grazia per lui, che ha visto rapidamente attivarsi il Guardasigilli, al momento ha solo l’effetto di provocare uno stato di alta tensione tra governo e il Colle. Il titolare della Giustizia Carlo Nordio viene convocato da Sergio Mattarella, che puntualizza i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia: una facoltà – viene precisato da una nota della stessa Presidenza – che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica.
Botta e risposta
Si tratta dell’epilogo di una giornata politica vissuta a suon di dichiarazioni e rincorse tra partiti della maggioranza, tutti in difesa del 72enne che nelle prossime ore dovrà andare in cella. Da fonti di Palazzo Chigi, interpellate al riguardo, nessun commento ufficiale. Ma informalmente nei piani alti del governo si parla di una condivisione politica con via Arenula nel chiedere la grazia per Roggero. E in ambienti di maggioranza si definisce una “esagerazione” l’intervento del Capo dello Stato. Tanto da far chiedere al Pd se la premier Giorgia Meloni non fosse informata delle mosse del suo ministro.
Tutto parte dall’annuncio dei capigruppo di centrodestra di Camera e Senato di una raccolta firme di tutti i parlamentari dei propri gruppi, e di tutti coloro che vorranno sottoscrivere, per richiedere al ministero di Giustizia la grazia a Roggero. «Riteniamo – spiegano – che, al di là degli aspetti di natura giuridica, quanto gli è avvenuto meriti una risposta immediata». Salvini rilancia e assicura di essere «a disposizione per aiutare lui e la sua famiglia» non «escludendo nulla a priori». Nemmeno una candidatura del gioielliere: «Stiamo valutand se la normativa lo permette». E il meloniano ministro della Difesa Guido Crosetto aggiunge: «Penso vada esperita ogni possibilità perché lui possa tornare a casa» perché ciò che è accaduto a Roggero «è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare». Anche il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aderisce alla proposta della grazia. Intanto i vannacciani punzecchiano la maggioranza, tacciandola di ipocrisia: «Per aiutare davvero Roggero bisognava votare l’emendamento di FnV presentato all’ultimo decreto sicurezza che prevedeva di superare il rapporto di proporzionalità tra difesa e offesa. Ma tutto il centrodestra, Lega compresa, ha votato contro».
Interviene il Colle
Nel pomeriggio fonti del sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, in quota FdI, annunciano che Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia. Passano qualche ora e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve il ministro facendo le sue puntualizzazioni. Di fronte agli interrogativi sull’irritazione del Presidente, fonti del Quirinale spiegano che non si tratta di una questione di merito, ma di metodo. Mattarella avrebbe ripetuto, durante il colloquio, le parole di Luigi Einaudi: «È dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce».
