Nell’era degli scrittori (ormai scrivono tutti, sono più gli scrittori dei lettori) e al tempo degli scrittori-politici (che non si sa bene dove trovino il tempo per farlo) c’è anche chi – forse a sua insaputa – scopre di aver dato alle stampe un best seller.
È Giorgia Meloni, che del suo «Io sono Giorgia», edito da Rizzoli, si troverà fra le mani, il 28 aprile prossimo, una copia made in Usa. La Rizzoli infatti ha venduto i diritti all’americana Skyhorse Publishing che pubblicherà e diffonderà negli Stati Uniti la traduzione dell’intervista-confessione della Meloni.
Il momento, dati i rapporti, non è il migliore per prevedere il successo del libro, ma la casa editrice ci spera, al punto che ha fatto scrivere la prefazione al libro al vice di Trump, J.D. Vance. E qui c’è da capire bene chi dei due, fra Vance e Meloni, non ne sapesse niente.
Più probabile che non lo sapesse Meloni, perché è difficile pensare che Vance abbia scritto una prefazione senza conoscere l’autore del libro. Per questo, fermo restando che Meloni abbia accettato di essere prefata da Vance, sarà molto interessante, alla luce della scomunica di Trump, leggere quello che Vance avrà scritto su di lei e il suo pensiero.
Di certo, finora, c’è solo un dato. Il libro uscirà senza lancio pubblicitario, il che fa pensare che qualcuno (si spera) abbia letto in anticipo la prefazione di Vance e abbia concluso che forse sarebbe meglio far passare tutto sotto silenzio.










