Salario minimo o salario giusto? Lo scontro si fa duro. Il salario minimo è previsto da una legge regionale pugliese che il Governo ha tentato inutilmente di bloccare. Meloni sostiene il salario giusto, in quanto crede che la garanzia del minimo possa far guadagnare di meno i lavoratori.
In realtà sta accadendo il contrario, perché il salario minimo si sta dimostrando efficace e per questo è condiviso anche dai sindacati. Non tutti, però, perché il sindacato di destra, la Cisal, ha sottoscritto contratti di tutt’altro genere, privilegiando la pista Meloni.
Ma questo provoca scontri a cielo aperto fra i sindacati, divisi dai due concetti contrattuali. Ne ha fatto le spese l’altro giorno l’assessore regionale allo sviluppo economico, Di Sciascio, che credeva di poter far sedere allo stesso tavolo le due fazioni: triplice da una parte, Cisal dall’altra.
Cgli, Cisl e Uil si sono rifiutate di partecipare al tavolo convocato sul dumping salariale, argomento che, almeno sul piano dei principii, dovrebbe essere condiviso da tutti. Non ci sediamo con chi firma contratti al ribasso, hanno detto.
Ci può anche stare. Tuttavia, non si può ignorare che quei contratti al ribasso, alla fine, sono stati accettati dai lavoratori interessati. E allora, il sindacato che interessi deve fare: quelli dei lavoratori, o quelli della politica?
