Sono passati 40 anni da quel drammatico sabato 26 aprile 1986, il giorno del disastro di Chernobyl. Al di là delle conseguenze che ebbe e continua ad avere sulla popolazione, quel disastro resterà nella storia come l’evento che decretò la fine dell’avventura nucleare italiana.
C’erano 4 centrali nucleari in Italia a quell’epoca (Caorso, Latina, Garigliano e Trino) di cui due in costruzione, ma l’anno dopo, nell’87, un referendum, sull’onda di Chernobyl, le spazzò via. A promuoverlo fu Legambiente, alla cui guida c’era Chicco Testa, oggi diventato uno dei più tenaci sostenitori dell’energia nucleare.
Sarà stato il suo passaggio dall’Enel, di cui diventò presidente, a fargli cambiare idea. Se all’epoca le paure sul nucleare erano più che giustificate, oggi non lo sono più. Chernobyl fu progettata e costruita male e gestita peggio. Un errore umano la fece esplodere.
In 40 anni, anche grazie a quel disastro, le cose sono cambiate radicalmente. Gli errori del passato non sono più riproducibili. Di conseguenza sta cambiando anche l’approccio al nucleare, favorito dallo stesso Testa, che non perde occasione per spiegare come e perché il nucleare di oggi è sicuro, non inquina e, soprattutto, è necessario.
Se avessimo le quattro centrali attive, oggi non soffriremmo il caro-energia. Un motivo in più per riaprire il discorso, mettendo da parte riserve ideologiche e guardando la realtà ad occhi aperti.










