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Sul parco eolico a Roseto Valfortore botta e risposta tra sindaca e “Lipu”

La sindaca Parisi parla di un «paradosso»: gli impianti sono lì da 25 anni e solo ora si scopre che le aree su cui sorgono sono ad uso civico

Sul parco eolico a Roseto Valfortore botta e risposta tra sindaca e “Lipu”

In Capitanata torna a infiammarsi lo scontro sull’eolico nei Monti Dauni. Al centro della polemica c’è il progetto di ripotenziamento degli impianti eolici di Roseto Valfortore, che prevede di sostituire un terzo degli aerogeneratori esistenti – installati circa 25 anni fa – con macchine nuove e più potenti. Un’operazione che, secondo l’amministrazione comunale, porterebbe occupazione e nuove risorse economiche, ma che si scontra con un vincolo paesaggistico che il Comune giudica ormai anacronistico. La sindaca Lucilla Parisi parla apertamente di un «paradosso»: gli impianti sono in piedi da un quarto di secolo e solo ora si scopre che le aree su cui sorgono erano destinate a uso civico da una legge risalente agli anni Venti del Novecento. Una destinazione, sottolinea la prima cittadina, ormai superata dai fatti, dato che oggi la montagna non viene più utilizzata dalla popolazione nemmeno per la raccolta della legna.

La prospettiva

Parisi rivendica invece i benefici del rinnovamento: meno torri ma più efficienti, nuova occupazione locale e maggiori entrate per le casse comunali, utili anche a strutturare un’offerta turistica più organizzata. Da tempo, spiega, il Comune è impegnato in un confronto con la Regione Puglia per rimuovere quello che definisce un vincolo paesaggistico ormai fuori contesto, e guarda con speranza al presidente della Regione, Antonio Decaro, affinché sblocchi l’impasse. Verso la Lipu, la sindaca usa toni duri, accusando l’associazione di demagogia e invitando il responsabile provinciale Enzo Cripezzi a «venire a vivere» sui Monti Dauni prima di esprimere giudizi.

L’altra versione

Di segno opposto la ricostruzione della Lipu, che rovescia la lettura degli eventi. Cripezzi ricorda che l’associazione ambientalista si oppose già vent’anni fa alla realizzazione di quegli impianti, costruiti – sostiene – in violazione delle più elementari regole territoriali: il vecchio piano urbanistico regionale dell’epoca non menzionava nemmeno la parola “eolico“, e la società allora titolare del progetto avrebbe sfruttato una fase transitoria per eludere le nuove norme nazionali sull’Autorizzazione Unica, evitando così un vaglio ambientale più rigoroso. La Lipu rievoca inoltre le criticità del parere ambientale rilasciato nel 2005, giudicato carente su effetti cumulativi, impatto su avifauna e chirotteri, e su aree di pregio naturalistico come i siti di interesse comunitario coinvolti. Sul piano politico, l’associazione collega la lunga permanenza della sindaca alla guida del Comune – al quarto mandato dal 2000 – a un rapporto storicamente favorevole verso l’eolico, richiamando anche l’opposizione dell’amministrazione all’istituzione del Parco dei Monti Dauni.

Quanto ai benefici economici invocati dal Comune, la Lipu li ridimensiona, citando i dati sul reddito medio dichiarato che collocano da anni la provincia di Foggia, e Roseto in particolare, tra le ultime posizioni nelle classifiche regionali e nazionali, nonostante la forte concentrazione di impianti rinnovabili nel territorio. Due letture distanti della stessa vicenda: da un lato un’amministrazione che chiede regole aggiornate per ammodernare un comparto ritenuto strategico per l’economia locale, dall’altro un’associazione ambientalista che rivendica ragioni mai del tutto superate e chiede un bilancio più critico dell’impatto reale dell’eolico sul territorio.