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Da vittima di bullismo all’incubo della bulimia, la rinascita di Maria a Foggia: «Chiedete aiuto, se ne può uscire»

«Sei brutta, non sei alla moda, sei una secchiona». Parole taglienti come lame, ripetute ogni giorno tra i banchi di scuola da chi avrebbe dovuto essere una compagna di classe, e che invece si è trasformata in un carnefice. È iniziata così, a cavallo tra i 16 e i 17 anni, la drammatica discesa nell'inferno…
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«Sei brutta, non sei alla moda, sei una secchiona». Parole taglienti come lame, ripetute ogni giorno tra i banchi di scuola da chi avrebbe dovuto essere una compagna di classe, e che invece si è trasformata in un carnefice. È iniziata così, a cavallo tra i 16 e i 17 anni, la drammatica discesa nell’inferno dei disturbi alimentari di Maria (nome di fantasia), una donna foggiana che oggi ha 40 anni, è catechista e madre di tre figli.

In occasione della Giornata nazionale dei disturbi dell’alimentazione e nutrizione celebrata ieri, 15 marzo, Maria ha deciso di affidare la sua storia all’ANSA per lanciare un potente messaggio di speranza: la malattia si può sconfiggere.

Il baratro del disagio e la richiesta d’aiuto

Convinta dalle offese di essere davvero “sbagliata”, l’adolescente Maria iniziò a trascurarsi. «Iniziai a mangiare in modo disordinato – racconta –. Prima rifiutando il cibo, poi abusandone fino a vomitare. Alternavo fasi di dimagrimento eccessivo e pericoloso a fasi altrettanto pericolose di obesità». Il disturbo andò avanti per mesi nel silenzio della sua stanza, fino all’abuso di farmaci. A intercettare il suo profondo malessere fu un’attenta docente di inglese, che decise di parlarne con la famiglia della ragazza. Quel mostro invisibile aveva finalmente un nome: bulimia.

Il punto di svolta, il momento più duro e al tempo stesso salvifico, avvenne davanti al reparto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico di Foggia. «Mia madre mi lasciò lì dicendomi di “imparare a respirare”. Il fatto che mi avesse lasciato cadere mi ha permesso di rialzarmi», confida Maria. Dopo un anno di ricoveri, day hospital e un serrato percorso di psicoterapia, è arrivata la guarigione. Oggi, quel vuoto si è trasformato nella sua più grande risorsa: Maria frequenta come volontaria quello stesso reparto, raccontando la sua storia alle ragazzine in difficoltà. «Bisogna saper chiedere aiuto – sottolinea –. È il messaggio più importante».

L’allarme degli esperti

A confermare l’urgenza di testimonianze come questa è Anna Nunzia Polito, direttrice della struttura complessa di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico foggiano. I dati clinici delineano un quadro preoccupante: «Registriamo un aumento dei problemi alimentari e un abbassamento dell’età di esordio – avverte la specialista –. È fondamentale cogliere tempestivamente i campanelli d’allarme: una restrizione alimentare marcata, l’andare spesso in bagno dopo i pasti, l’esercizio fisico eccessivo, l’irritabilità e il ritiro sociale». La strada per uscirne, conclude la dottoressa, passa inevitabilmente per un approccio multidisciplinare che coinvolga neuropsichiatra, psicologo, nutrizionista, pediatra ed educatori.

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