Una tragedia sfiorata che si trasforma in un caso politico e, ora, in un fascicolo giudiziario. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha annunciato di voler adire le vie legali querelando l’autrice di un post sui social. L’accusa mossa nei confronti del governatore è pesante: aver garantito una “corsia preferenziale” e dei favoritismi in ospedale per il fratello Nicola – docente universitario e già candidato alla carica di rettore nel 2025 – rimasto vittima di un grave incidente stradale insieme alla moglie.
«Nessuna pressione, solo bugie»
Per spegnere sul nascere le illazioni, Decaro ha scelto di affidare la sua replica e il suo sfogo a un videomessaggio. «È una bugia costruita sulla pelle di persone che stanno vivendo giorni difficili», ha esordito il governatore, respingendo al mittente ogni accusa di privilegio.
Decaro ha ricostruito nel dettaglio i drammatici momenti successivi allo schianto: il 118, seguendo i normali protocolli, ha trasportato la coppia nell’ospedale più vicino, il Policlinico di Bari. Il quadro clinico era severo. «I medici hanno riscontrato a mio fratello fratture esposte e scomposte alla tibia e al perone, oltre a fratture alla clavicola, alla scapola e alle costole. Per sua moglie un trauma cranico, numerose ferite, distorsioni e una ferita suturata alla fronte», ha spiegato il presidente.
L’iter medico ha seguito le normali procedure d’urgenza: «Mio fratello è stato sottoposto a un intervento urgente per mettere in sicurezza la gamba. Quattro giorni dopo, quando i dottori lo hanno ritenuto opportuno, lo hanno operato gli stessi medici, nello stesso ospedale. Un intervento durato 5 ore per l’inserimento di numerose placche. Nessun trattamento di favore, nessuna corsia preferenziale, nessuna pressione. Nulla». A riprova della sua assoluta trasparenza, Decaro ha rivelato di aver evitato di recarsi di persona al Pronto Soccorso «proprio per evitare qualsiasi equivoco».
«La politica non c’entra, questo è odio personale»
Visibilmente provato, il governatore pugliese ha tracciato una linea netta tra il legittimo scontro politico e l’attacco personale. «Non avrei voluto raccontare questa vicenda perché riguarda la mia famiglia in un momento doloroso – ha ammesso Decaro –. Accetto sempre tutte le critiche sulla politica, sulle mie scelte, sulle mie idee: fa parte del mio ruolo. Però credo ci sia un limite».
Un limite che, secondo il presidente, in questo caso è stato ampiamente superato: «Usare una tragedia sfiorata per costruire una menzogna e mettere in mezzo la mia famiglia oltrepassa quel confine. È solo fango, odio personale, ed è pericoloso perché diffonde il sospetto sulla correttezza dei miei comportamenti». Un gesto definito «meschino» e inaccettabile, che ha portato alla decisione della querela: «Ho le spalle larghe – ha concluso Decaro – ma non permetto a nessuno di mettere in mezzo la mia famiglia».









