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Lo sviluppo economico deve guardare alle future generazioni

Lo sviluppo economico deve guardare alle future generazioni

Viviamo in un tempo nel quale crisi ambientale, disuguaglianze sociali, consumo delle risorse e trasformazione dei territori sono strettamente connessi. Per affrontarli non bastano slogan o semplificazioni: serve tornare alla realtà e mettere al centro l’interesse generale. Non possiamo pensare di vivere bene in un ambiente malato. La politica dovrebbe quindi interrogarsi non soltanto sulla crescita economica, ma anche sui suoi costi sociali e ambientali, sulla concentrazione della ricchezza e sulla distribuzione delle opportunità.

Finanza, tecnologia, energia e industria hanno prodotto enormi processi di accumulazione, ma dobbiamo chiederci chi beneficia di questo modello e chi ne sostiene le conseguenze. Anche il concetto di sicurezza deve essere ripensato: sicurezza significa ambiente sano, salute, lavoro, servizi, coesione sociale e possibilità di partecipare alle decisioni che riguardano le nostre comunità. Il pianeta, intanto, ci ricorda che le risorse non sono infinite.

L’Earth Overshoot Day rappresenta simbolicamente il limite oltre il quale il nostro consumo supera la capacità della Terra di rigenerarsi. Per troppo tempo abbiamo considerato il suolo, il mare e gli ecosistemi come risorse inesauribili. Dobbiamo quindi recuperare un diverso rapporto con la natura e con i luoghi che abitiamo. Tre parole possono indicare una direzione: sussistere, abitare, conoscere. Sussistere significa garantire a tutti condizioni dignitose di vita.

Abitare significa prendersi cura dei territori e delle comunità. Conoscere significa riconoscere i limiti ecologici entro i quali possiamo costruire il nostro futuro. Da qui nasce il principio del buon uso della terra: difendere il suolo, proteggere le coste, preservare gli ecosistemi, recuperare le aree compromesse e impedire che l’interesse immediato prevalga sul futuro.

Questi principi trovano a Monopoli una concreta dimensione politica. La posizione della comunità contro l’eleodotto ha posto al centro la tutela del territorio, ma non può essere sufficiente opporsi a un singolo progetto. Occorre costruire una visione complessiva del futuro della città. La tutela delle coste, colpite in diversi tratti dall’erosione, deve diventare una politica strutturale. Il mare non è soltanto un confine geografico: è patrimonio ambientale, economico, culturale e identitario di Monopoli.

Allo stesso modo, occorre prestare attenzione alle situazioni che richiedono bonifica e recupero ambientale, così come agli interventi realizzati in luoghi significativi della città, a partire dalla Cattedrale Laica e da Porta Vecchia. È necessario interrogarsi sulla qualità delle opere, sulla loro funzionalità, sulla risposta ai bisogni della comunità e sulla loro sostenibilità nel tempo. La domanda fondamentale rimane una: quale Monopoli vogliamo lasciare alle generazioni future? Non si tratta soltanto di scegliere un’opera, un progetto o una politica. Si tratta di scegliere quale idea di sviluppo vogliamo perseguire. Perché abbondanza non significa consumo illimitato e libertà non significa compromettere le condizioni della vita.

La vera ricchezza può essere un territorio sano, un mare protetto, una comunità coesa, servizi accessibili, relazioni sociali solide e la possibilità per tutti di costruire il proprio futuro.La vera libertà nasce dalla capacità di riconoscere i nostri limiti e, allo stesso tempo, di condividere responsabilità e risorse. È questa l’ecologia della relazione: comprendere che ambiente, giustizia sociale, economia, territorio e democrazia non sono questioni separate, ma parti di uno stesso progetto. Una città è davvero ricca quando non consuma tutto ciò che possiede, ma sa custodire abbastanza per poterlo consegnare a chi verrà dopo di noi.