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Indotto Ilva, pagamenti bloccati e imprese in crisi mentre aumenta la cassa integrazione

«Il Governo inserirà una nota nel prossimo decreto giustizia sulla gestione dei crediti, «ma valuteremo i risultati» spiega Convertino

Indotto Ilva, pagamenti bloccati e imprese in crisi mentre aumenta la cassa integrazione

Da Roma arrivano echi positivi in merito al blocco dei pagamenti verso le aziende dell’appalto ex Ilva, dato che il Governo inserirà una nota esplicativa nel prossimo decreto giustizia sulla gestione dei crediti, «ma siamo abituati a valutare i risultati. Fino a quel momento, le imprese restano appese a un’incertezza che si traduce in mancanza di liquidità, difficoltà a pagare fornitori e dipendenti e in un logoramento che non può più essere tollerato», afferma Nicola Convertino, presidente di Aigi, l’associazione dell’indotto. Una situazione che alimenta un diffuso senso di incertezza che ricade sulle imprese dell’indotto e sui lavoratori.

L’occupazione

Il 50 per cento delle ore di cassa integrazione autorizzate in Puglia si sono concentrate a Taranto, e in particolare nello stabilimento dell’ex Ilva. Lo attestano gli ultimi dati divulgati dall’Osservatorio Inps, riprese dalla Uil: «Nel 2025 in Puglia sono state autorizzate 30.285.074 ore di cassa integrazione. Guardando a Taranto il quadro si fa drammatico: la provincia concentra da sola oltre il 50% di quelle ore, circa 16 milioni, di cui 14,5 milioni di cassa integrazione straordinaria». Il dato, secondo Gennaro Oliva, sindacalista della Uil: «Significa che più di 17mila lavoratori tarantini vivono oggi sospesi tra un ammortizzatore sociale e l’altro, senza certezze sul domani. Non sono numeri, sono famiglie, sono stipendi che si assottigliano, sono progetti di vita che si fermano».

«L’ex Ilva è la ferita che non si rimargina. Era il 26 luglio 2012 quando tutto è cominciato. Oggi siamo a 14 anni e 2 mesi di vertenza, ancora a discutere di proroghe della cassa integrazione invece che di un piano industriale vero», sottolineano dalla Uil. Una situazione che pare aggravarsi ogni giorno di più. «Acciaierie d’Italia ha chiesto di estendere la cigs a 3.803 lavotatori tarantini. Attorno allo stabilimento, ruotano altre migliaia di persone dell’indotto (i sindacati stimano circa 20mila persone, ndr). Sono i fantasmi della crisi, lavoratori che nessuno conta fino in fondo, ma che pagano lo stesso prezzo di tutti gli altri» afferma ancora Oliva che conclude: che conclude: «La vertenza è arrivata a un punto di non ritorno, il rischio è che possa determinarsi una situazione drammatica dal punto di vista sociale