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Tragedie sul lavoro, quattro anni di statistiche sempre uguali

Nonostante gli allarmi nulla è cambiato nella prevenzione. La Puglia è al quinto posto insieme all’Abruzzo

Tragedie sul lavoro, quattro anni di statistiche sempre uguali
Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 13-11-2021 Roma, Italia Manifestazione #BastaMortiSulLavoro promossa dai sindacati edili di Cgil Cisl Uil Nella foto: manifestazione dei lavoratori dell’edilizia per la sicurezza nei cantieri e la denuncia delle morti sul lavoro Photo Mauro Scrobogna /LaPresse Novembre 13, 2021  Rome, Italy #BastaMortiSulLavoro demonstration promoted by the construction unions of Cgil Cisl Uil In the photo: demonstration of construction workers for safety on construction sites and reporting of deaths at work

«Quattro anni di dati delineano un quadro che, al di là di minime variazioni, continua a mostrare criticità strutturali. A preoccupare è soprattutto l’assenza di una vera inversione di tendenza: nel primo semestre del 2023 l’incidenza della mortalità era di 14,7 morti per milione di occupati e nel 2026 è ancora pari a 14,5. Il rischio di perdere la vita sul lavoro resta su livelli che non possiamo accettare. Le differenze tra territori e categorie di lavoratori indicano, inoltre, dove è necessario concentrare maggiormente l’attenzione».

E’ questo il commento all’indagine dell’Osservatorio sicurezza e ambiente Vega, del suo presidente, Mauro Rossato. Nei primi semestri degli ultimi quattro anni, sul podio dell’insicurezza troviamo quattro regioni in zona rossa per tre anni su quattro: Umbria, Sicilia, Campania e Trentino-Alto Adige. Seguite da Puglia e Abruzzo per due anni su quattro in zona rossa. L’unica regione rimasta per quattro anni in zona bianca prosegue il comunicato, con incidenze di mortalità molto basse è il Molise, seguito da Sardegna, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata per due anni in zona bianca. Guardando alla situazione del primo semestre 2026, a finire in zona rossa, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (pari a 14,5 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori), sono: Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia. In zona arancione: Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana. In zona gialla: Piemonte, Marche, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia.

In zona bianca: Lazio, Molise, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Valle d’Aosta. Gli infortuni mortali in itinere, nei primi sei mesi di questi quattro anni su scala nazionale, sono aumentati da 104 a 132 (28 decessi in più rispetto al 2023). Dal 2023 al 2026 le denunce di infortunio totali registrate nei primi semestri sono passate da 296.665 nel 2023 a 315.452 nel 2026 (+6,3%). Nel primo semestre del 2023 l’incidenza media era di 14,7. Osservando le incidenze di mortalità per genere, si osserva che le lavoratrici rischiano meno dei colleghi maschi, secondo la ricerca. Per gli uomini, infatti, l’incidenza è passata da 23,5 nel 2023 a 23,4 nel 2026.

Per le donne da 2,3 a 2,5. Guardando alla provenienza, l’incidenza di mortalità dei lavoratori stranieri in occasione di lavoro è cresciuta da 25,3 nel 2023 a 37,1 nel 2026, mentre per gli italiani è scesa da 13,5 a 11,8. Per gli italiani nel 2023 l’incidenza era 4,0, nel 2026 è passata a 4,4. Per i lavoratori stranieri l’incidenza di mortalità in itinere è passata da 8,0 nel 2023 a 14,3 nel 2026. La fascia d’età più colpita da infortuni (mortali e non) è quella dei giovanissimi dai 15 ai 24 anni: l’incidenza è passata da 33.434,4 denunce di infortunio per milione di occupati nel 2023 a 38.504,4 nel 2026. Le incidenze di infortuni meno elevate -prosegue il comunicato – vengono rilevate tra gli ultrasessantacinquenni (9.584,6 nel 2026), seguiti dalla fascia 35-44 anni (9.479,1 nel 2026) e 45-54 anni (9.164,3 nel 2026).