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Comunque vada, sarà un insuccesso – L’EDITORIALE

Comunque vada, sarà un insuccesso – L’EDITORIALE

L’avete sentito certamente questo modo di dire: «Comunque vada, sarà un successo». E spesso la usiamo tutti in senso scaramantico questa frase quando stiamo per affrontare una situazione complicata. Nel caso dell’Ex Ilva sarà bene rivoltarla di 180 gradi: comunque vada, sarà un insuccesso. La situazione è talmente tanto spinosa che chiunque ci mette le mani rischia di rimanere pietrificato dalla fabbrica-Medusa.

Nel caso in cui lo stabilimento si fermasse, a causa della pronuncia della Corte d’Assise di Milano che impone la chiusura degli altoforni con la conseguente messa in mora di migliaia di operai, in molte famiglie tarantine ci sarebbe un problema serio per il pagamento di affitti e bollette. Certo, non immediato. C’è la cassa integrazione e i lavoretti in nero aiutano, ma quanto potrà durare?

I commissari di Adl in amministrazione straordinaria fanno sapere, in audizione al Senato, che non è successo nulla di grave: «La chiusura dell’area a caldo è un evento che accelera, ma non modifica quella che era la traiettoria del siderurgico». Tradotto: Taranto non smette di produrre acciaio, smette di produrlo con i forni tradizionali e nel giro di tre anni dovrebbe farlo con i forni elettrici. Ora, le famiglie che hanno condotto la battaglia per “chiusura o morte” della fabbrica saranno soddisfatte? Il clima in città è tutt’altro che favorevole.

Sul ponte girevole bloccato dalle proteste degli operai, nei giorni scorsi, i cittadini apostrofavano i lavoratori con frasi di questo tipo: «Smettetela, lo sapete pure voi che la fabbrica deve chiudere». Una brutta smagliatura del tessuto sociale cittadino e della sua tenuta. Ora, in questo serio guaio si trova a navigare la politica che, per sua sventura, deve affrontare a breve una campagna elettorale nazionale (con una nuova legge che sta filando come il vento). E sappiamo che la Puglia è una delle regioni dirimenti per la vittoria.

Cosicchè è quasi come assistere ad una commedia delle parti: chi è all’opposizione del Governo le spara grosse, ma con l’abitudine che abbiamo a digerire le idiozie dei leoni da tastiera, sembrano proposte ragionevoli. Chi sta al Governo è di una cautela tattica esemplare nel cercare di evitare i colpi.

Ma c’è poco da girarci attorno cara politica: il tempo delle scelte e delle responsabilità schivate, come la capacità di mostrarsi all’altezza del ruolo, è arrivato. Dal Comune, alla Regione, al Governo il fondale del proscenio è la bomba sociale. Quindi o riconversione o produzione di acciaio. Ma il tempo è ora. Senza attendere il post tornata elettorale.