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Brindisi, la decarbonizzazione della centrale di Cerano in netto ritardo

Sullo sfondo resta anche l’allarme per circa 50 ex lavoratori Sir, ancora alle prese con una situazione occupazionale incerta

Brindisi, la decarbonizzazione della centrale di Cerano in netto ritardo

«La situazione non si è mossa di fatto di un millimetro». È la denuncia del segretario provinciale del Cobas (Confederazione dei Comitati di base), Roberto Aprile, che torna ad accendere i riflettori sui ritardi nel percorso di decarbonizzazione e, in particolare, sul futuro della centrale Enel di Cerano. Il sindacato chiede la convocazione immediata del Comitato sulla decarbonizzazione e l’avvio dei corsi di formazione, partendo dalle aziende che hanno già manifestato la disponibilità a investire e che potrebbero creare alcune decine di nuovi posti di lavoro. Ma sullo sfondo resta anche l’allarme per circa 50 ex lavoratori Sir, oggi impiegati in diverse aziende e ancora alle prese con una situazione occupazionale incerta.

La questione centrale resta il destino dell’area di Cerano, dove la transizione industriale dovrebbe accompagnare la progressiva uscita dal carbone. Secondo il sindacato, invece, mancano ancora tempi e prospettive sufficientemente chiari. Da qui la richiesta di convocare subito il Comitato sulla decarbonizzazione, che dovrebbe diventare il luogo nel quale fare il punto sugli interventi e definire un percorso preciso. Accanto alla programmazione, il Cobas insiste sulla necessità di avviare i corsi di formazione. L’obiettivo è preparare per tempo i lavoratori alle professionalità richieste dai nuovi investimenti, evitando che la trasformazione industriale produca un vuoto occupazionale. Secondo Aprile, però, le aziende che intendono investire stanno incontrando difficoltà. Per il sindacato è un ulteriore segnale della necessità di una regia complessiva, capace di accompagnare gli investimenti e trasformare le manifestazioni di interesse in occasioni reali di sviluppo.

L’allarme per i lavoratori

La partita più urgente riguarda però l’occupazione. Sono circa 50 gli ex lavoratori Sir oggi distribuiti in diverse aziende. Particolare preoccupazione viene espressa per i 25 lavoratori assunti a tempo determinato dalla società Sea. Secondo quanto riferisce il Cobas, l’azienda ha comunicato di aver raggiunto il limite massimo di contratti a termine attivati da gennaio e di non avere, al momento, le condizioni per procedere alle trasformazioni a tempo indeterminato. La questione sarà affrontata nella riunione convocata per domani. Il sindacato contesta quello che definisce uno «stillicidio di contratti di pochi mesi» e chiede una prospettiva stabile per i lavoratori. Per il Cobas non è sufficiente spostarli da un’azienda all’altra senza costruire una prospettiva occupazionale. La transizione, sostiene il sindacato, deve invece garantire continuità e percorsi di qualificazione. Sul fronte Enel, Aprile riferisce che sono allo studio diverse attività: dal futuro impianto di accumulo Bess ai lavori di scoibentazione, fino alla possibile apertura di alcuni cantieri fotovoltaici esterni. Interventi che possono offrire opportunità, ma che secondo il Cobas non sono sufficienti a fronteggiare da soli la situazione. Le attività di messa in sicurezza della centrale, riferisce il sindacato, dovrebbero proseguire ancora per circa un anno. La prospettiva è quindi quella di procedere con le bonifiche, il ripristino dei luoghi e, successivamente, lo smantellamento dell’impianto. Il Cobas prepara intanto una mobilitazione più ampia. Sono in programma assemblee con l’obiettivo di arrivare a uno sciopero generale.